Un doge tormentato, perseguitato dai fantasmi del passato in uno spazio che è al contempo concreto e metafisico. Il Teatro La Fenice di Venezia si prepara a svelare, dal 23 gennaio al 14 febbraio, un nuovo, attesissimo allestimento di *Simon Boccanegra*, capolavoro della maturità verdiana. A firmare la regia è Luca Micheletti, artista poliedrico e figura unica nel panorama teatrale, che per questo suo debutto registico con il titolo verdiano promette una lettura profonda, quasi psicanalitica, del dramma politico e umano.
L’approccio di Micheletti, baritono acclamato che ha interpretato ben nove ruoli verdiani e al contempo attore e regista di prosa insignito dei più alti riconoscimenti (dal Premio Ubu al Pirandello), affonda le radici nella sua doppia anima artistica. La sua visione trasforma il palcoscenico in una “stanza della memoria”, un luogo dove il potere e la politica si intrecciano inesorabilmente con le ferite private e i traumi irrisolti. “Immagino un Simone quasi ibseniano”, spiega il regista, evocando un “dramma politico-borghese e simbolista” in cui le rivoluzioni sono mosse dalle vicende personali dei protagonisti.
La scenografia, curata da Leila Fteita, rifletterà questa dualità: muri di cemento a simboleggiare la durezza del potere e un mare dipinto in filigrana, quasi un ricordo sbiadito. In questo ambiente si muoveranno gli “spettri”, non solo fantasmi in senso letterale, ma anche i dolorosi “scheletri nell’armadio” che abitano la coscienza di Boccanegra. Sarà un’esplorazione del passato che non passa, che si manifesta attraverso “epifanie” e apparizioni, in un’atmosfera carica di tensione simbolista.
A dare corpo e voce a questa complessa partitura sarà un cast di primissimo livello. Sul podio, la bacchetta esperta di Renato Palumbo guiderà un doppio cast di protagonisti di fama internazionale. Nel ruolo del titolo si alterneranno due fuoriclasse del canto verdiano, Luca Salsi e Simone Piazzola. Accanto a loro, Francesca Dotto vestirà i panni dell’amata figlia Maria, Alex Esposito interpreterà il granitico Jacopo Fiesco e Francesco Meli darà voce all’impetuoso Gabriele Adorno. Completano la locandina Simone Alberghini e Alberto Comes nei ruoli di Paolo Albiani e Pietro.
Questa nuova produzione della Fenice si preannuncia dunque non come una semplice riproposizione del capolavoro di Verdi, ma come un viaggio introspettivo nelle pieghe più oscure dell’animo umano, dove il dramma pubblico del doge di Genova diventa lo specchio di una tragedia intima e universale. Un evento imperdibile per chi cerca nell’opera lirica non solo la grande musica, ma anche una potente riflessione teatrale.
