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Lucignano Music Festival: la grande musica da camera esplora “Guerra e Pace” per disarmare il presente

C’è un luogo in Toscana dove la musica non è solo un’esecuzione, ma un atto di resistenza civile, un rifugio e un dialogo. Dal 17 al 21 settembre 2025, il borgo trecentesco di Lucignano, gemma aretina miracolosamente scampata all’overtourism, tornerà a essere il palcoscenico della quinta edizione del Lucignano Music Festival. Sotto la guida illuminata della sua fondatrice, la violinista Irene Abrigo, il festival si confronterà quest’anno con un tema tanto universale quanto dolorosamente attuale: “Guerra e Pace”.

Non una semplice rassegna di concerti, ma un vero e proprio manifesto artistico che intende riportare la musica al centro del dibattito emotivo e comunitario. In un’epoca segnata da nuove e profonde crisi geopolitiche, l’intento del festival è audace e necessario. Come spiega la stessa direttrice artistica Irene Abrigo, l’obiettivo è “ripensare al ruolo dell’arte e della musica nel tessuto vivo della comunità come espressione autentica del sentire umano, come spazio di resistenza, consapevolezza, memoria e, soprattutto, di dialogo”.

A dar voce a questo ambizioso progetto sarà un cenacolo di musicisti di caratura internazionale, amici e colleghi legati da una profonda affinità artistica. Accanto a Irene Abrigo, che imbraccerà il suo prezioso violino Guadagnini del 1758, e al violista Jürg Dähler, compagno d’arte e di vita, troveremo il clarinetto sublime di Tommaso Lonquich, il violoncello incisivo dello svedese Daniel Blendulf e il duo pianistico d’eccellenza formato da Alessandra Ammara e Roberto Prosseda. Insieme, questo sestetto in residenza affronterà un repertorio che spazia da Schubert a Shostakovich, da Mozart a Messiaen, in un viaggio tra le luci e le ombre dell’animo umano.

Ogni serata è concepita come un capitolo di questo racconto, con titoli che evocano capolavori della letteratura e del cinema. Si parte il 17 settembre con “Addio alle Armi”, un dialogo tra Schubert, Casella e Mozart. Il giorno seguente, “Pane, Amore e Fantasia” intreccerà le note di Mahler, Stravinskij e Schumann. Il culmine emotivo è atteso per il 19 settembre con l’esecuzione de “La Fine del Tempo”, il *Quatuor pour la fin du temps* di Olivier Messiaen, opera scritta e suonata per la prima volta in un campo di prigionia durante la Seconda Guerra Mondiale, simbolo perfetto del tema del festival. La chiusura, il 21 settembre, è affidata a “La Vita è Bella”, un inno alla speranza che accosta Shostakovich a Mozart.

Ma il Lucignano Music Festival non si esaurisce nelle serate di concerto nella suggestiva Chiesa di San Francesco. La sua anima pulsante risiede anche nel rapporto con il territorio e la sua comunità. La giornata del 20 settembre, infatti, sarà interamente dedicata alla divulgazione e alla gioia del ritmo con “Ritmi di Libertà”: workshop di musicalità su ritmi Lindy Hop e Swing degli anni ’20 e ’30, aperti a ragazzi e adulti, che culmineranno in uno spettacolo serale al Teatro Rosini. È la dimostrazione che l’alta cultura, per essere davvero potente, deve saper parlare a tutti, creare ponti e generare partecipazione.

In un equilibrio perfetto tra eccellenza artistica, riflessione intellettuale e radicamento nel territorio, il Lucignano Music Festival si conferma un’esperienza immersiva. Un’occasione per ritrovare, nella quiete di un antico borgo toscano, non solo la bellezza disarmante della musica, ma anche la sua capacità di offrire risposte, generare speranza e ricordarci la nostra comune umanità, anche e soprattutto quando pace e guerra sembrano confini sempre più labili.

Martina Moretti

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