Un evento che sa già di storia, un sodalizio artistico che si rinnova e una delle partiture più inquietanti del Novecento. Il Teatro dell’Opera di Roma piazza una delle sue scommesse più affascinanti per la stagione 2025, annunciando un nuovo allestimento di *The Turn of the Screw* di Benjamin Britten, in scena dal 19 al 28 settembre del prossimo anno. A firmare il progetto è un nome che a Roma è ormai sinonimo di eccellenza britteniana: la regista britannica Deborah Warner, che torna al Costanzi dopo gli acclamati successi di *Billy Budd* e *Peter Grimes*. E lo fa portando con sé un cast interamente britannico, guidato da una vera e propria icona: il tenore Ian Bostridge.
Il fascino dell’operazione risiede proprio nella reunion tra Warner e Bostridge. Fu con la regista inglese che il tenore, oggi considerato uno dei massimi interpreti di Britten al mondo, vestì per la prima volta i panni spettrali e seduttori di Peter Quint in una memorabile produzione del 1997. Vederli tornare a collaborare su questo titolo quasi trent’anni dopo è più di un semplice ritorno: è un’occasione per rivisitare, con una maturità artistica diversa, le ambiguità e gli abissi psicologici di un capolavoro.
Warner, nelle sue note, conferma la sua profonda fascinazione per l’universo del compositore inglese, sottolineando come l’opera affronti “la ricorrente preoccupazione di Britten per la perdita dell’innocenza”. E proprio qui si annida la chiave di lettura del suo nuovo spettacolo, che promette di esplorare la vicenda non più solo attraverso gli occhi terrorizzati dell’Istitutrice, ma ponendo l’accento sulla prospettiva dei due bambini, Miles e Flora, vittime e forse involontari complici di un gioco più grande di loro.
Sul podio, a suggellare questo triangolo artistico, ci sarà una novità assoluta per il teatro romano: il giovane direttore Ben Glassberg. Talento emergente della scena internazionale, Glassberg ha già dimostrato una profonda affinità con Britten e si è detto entusiasta di affrontare una partitura che definisce un “capolavoro di concisione compositiva”. Il suo debutto, accanto a una “gigante” della regia come Warner, crea un intrigante dialogo tra esperienza e nuova energia.
Il cast si preannuncia di livello superlativo. Accanto a Bostridge, il ruolo dell’Istitutrice, vero motore drammatico dell’opera, sarà affidato al soprano Anna Prohaska, artista di caratura internazionale che, quasi a chiudere un cerchio, debuttò nel 2002 proprio con *The Turn of the Screw*. A completare la locandina, nomi del calibro di Emma Bell (Mrs Grose) e Christine Rice (Miss Jessel), per un team vocale che promette di restituire ogni sfumatura di questa partitura fatta di sussurri spettrali e deflagrazioni emotive.
Con questo terzo titolo, l’Opera di Roma consolida un percorso coerente e di altissimo profilo sull’opera di Britten, affidandolo a una delle sue interpreti teatrali più sensibili. L’attesa è già alta per un “Giro di vite” che, tra fantasmi del passato e nuove letture, si preannuncia come uno degli appuntamenti imperdibili della prossima stagione lirica.
