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Luci e Ombre sul Palco di Sassari: la Riscoperta di Sibelius Salva un Dittico Contestato

La stagione lirica 2025 dell’Ente Concerti “Marialisa de Carolis” di Sassari ha recentemente messo in scena una serata di forti contrasti, proponendo un dittico audace che ha diviso nettamente il pubblico e la critica. L’evento, che ha visto susseguirsi “Mandrake” del compositore contemporaneo Nicola Colabianchi e “La fanciulla nella torre”, unica opera del finlandese Jean Sibelius, si è trasformato in un caso emblematico sulle difficoltà e le soddisfazioni della sperimentazione nel teatro musicale.

La prima parte della serata è stata dedicata a “Mandrake”, un’opera che prendendo spunto dal celebre personaggio dei fumetti, prometteva innovazione e leggerezza. Tuttavia, l’accoglienza è stata gelida. Il pubblico in sala ha manifestato perplessità di fronte a una trama quasi assente e a una partitura che, mescolando citazioni pucciniane, influenze jazz e ritmi esotici, è apparsa disorganica e priva di una vera coerenza drammaturgica. Inserti come la celebre “Danza delle ore” di Ponchielli e i canti tradizionali sardi, pur intesi forse come omaggi, hanno aumentato la sensazione di smarrimento, portando a un applauso finale di pura circostanza. Un esperimento che, nelle intenzioni, mirava ad avvicinare un nuovo pubblico ma che, nei fatti, ha lasciato insoddisfatti anche gli spettatori più aperti alle novità.

Il clima in sala è cambiato radicalmente con la seconda proposta: “La fanciulla nella torre” di Jean Sibelius. Considerata a lungo una partitura minore e dimenticata dal suo stesso autore subito dopo le prime esecuzioni in forma di concerto nel 1896, l’opera si è rivelata una sorpresa folgorante. Per la prima volta rappresentata in forma scenica in Italia, ha svelato una scrittura musicale di altissimo livello. La partitura, intrisa di influenze wagneriane e omaggi allo stile di Mascagni, scorre con un flusso continuo e avvincente, dimostrando la genialità sinfonica di Sibelius applicata al teatro. Nonostante un libretto non sempre all’altezza, la potenza della musica ha catturato l’attenzione e l’entusiasmo degli spettatori.

Il successo di quest’ultima è stato amplificato da un’ottima realizzazione scenica, curata dal direttore artistico Alberto Gazale, e da un cast vocale decisamente all’altezza del compito. Il soprano Alessandra di Giorgio ha brillato nel ruolo della Fanciulla, supportata efficacemente dal resto degli interpreti e dalla direzione sicura del maestro Sergio Oliva. Il pubblico, questa volta, ha risposto con applausi convinti e calorosi, decretando il trionfo della riscoperta sulla fallimentare sperimentazione.

La serata sassarese lascia in eredità una riflessione importante: il pubblico della lirica, anche quello più tradizionale, è pronto ad accogliere proposte inconsuete, ma a patto che queste possiedano una solida qualità artistica e una profonda necessità espressiva. La scommessa di portare in scena un capolavoro dimenticato come l’opera di Sibelius ha pagato, dimostrando che il coraggio, quando accompagnato dal valore, viene sempre premiato. Al contrario, l’operazione “Mandrake” ha insegnato che non basta un nome popolare o un’idea stravagante per creare un’opera d’arte capace di comunicare e emozionare.

Martina Moretti

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