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Vivaldi nell’Anima: Raffaele Pe svela il volto intimo del Prete Rosso con le sue Cantate

Non solo il fasto dell’opera e il virtuosismo dei concerti. Esiste un Antonio Vivaldi più segreto, introspettivo, quasi un drammaturgo dell’anima. È a questo universo meno battuto ma di straordinaria intensità che si dedica il nuovo progetto discografico del controtenore Raffaele Pe, stella internazionale del barocco, insieme al suo ensemble La Lira di Orfeo. Disponibile dal 19 dicembre per l’etichetta SZ Sugar, l’album “Vivaldi Cantatas” è stato anticipato oggi dal singolo *Ah, che infelice sempre*, un assaggio potente della profondità emotiva di questo repertorio.

Il progetto arriva in un momento significativo: segna infatti il decimo anniversario dalla fondazione de La Lira di Orfeo, collettivo di musicisti e ricercatori che ha fatto della riscoperta storicamente informata, ma rivolta a un pubblico moderno, la propria cifra stilistica. E chi meglio di Raffaele Pe, definito dal *Times* una “baroque star”, poteva dare voce a queste pagine? La sua interpretazione promette di andare oltre l’esercizio filologico, per trasformare ogni cantata in un vero e proprio teatro in miniatura.

Le cantate da camera rappresentano un laboratorio per Vivaldi, un luogo dove sperimentare con le sfumature più recondite degli affetti umani. “Sono un teatro dell’anima”, spiega lo stesso Pe, sottolineando come in queste composizioni per voce sola e piccolo organico la parola e la musica costruiscano mondi drammatici in cui la voce diventa protagonista assoluta. Tra recitativi che si fanno racconto interiore e arie che esplorano stati d’animo estremi, l’ascoltatore viene proiettato in una dimensione psicologica di rara finezza, che anticipa la sensibilità del grande melodramma del secolo successivo.

Ciò che rende questo progetto particolarmente interessante è l’incontro tra mondi apparentemente distanti. La collaborazione nasce infatti con SZ Sugar, etichetta storicamente legata al meglio della musica colta contemporanea italiana, da Petrassi e Donatoni fino ai compositori di oggi. Questa incursione nel barocco non è una semplice diversificazione, ma la conferma di una visione artistica che cerca il dialogo tra epoche e linguaggi. Non un ritorno al passato, ma un modo per rileggerlo e dimostrare come la tradizione possa diventare parte di un racconto attuale, vibrante e necessario.

Con “Vivaldi Cantatas”, Raffaele Pe e La Lira di Orfeo non si limitano a incidere un disco, ma invitano a un’esperienza d’ascolto immersiva. Ci ricordano che, dietro la maschera monumentale del “Prete Rosso”, si nasconde un esploratore instancabile delle passioni umane, la cui musica, a tre secoli di distanza, riesce ancora a parlarci con una vicinanza sorprendente.

Martina Moretti

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