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Don Giovanni si fa “pop”: a Stresa l’opera scende dal piedistallo

STRESA – Dimenticate la soggezione dei grandi teatri, la rigida etichetta della “prima” e l’idea che l’opera lirica sia un piacere per pochi eletti. Allo Stresa Festival va in scena una piccola, grande rivoluzione nel nome di Wolfgang Amadeus Mozart. Il regista Gianmaria Aliverta presenta un “Don Giovanni” spogliato di ogni orpello, un’opera “tascabile” pensata per ritrovare la sua anima più autentica: quella di spettacolo per la gente, in mezzo alla gente.

L’idea, tanto semplice quanto audace, nasce da una precisa diagnosi del regista, originario proprio delle sponde del Lago Maggiore: l’opera è diventata “autoreferenziale”, un rito sociale che ha finito per allontanare il pubblico comune. “Una persona normale non si sente mai all’altezza”, spiega Aliverta, rievocando un passato in cui il teatro d’opera era il cuore pulsante della comunità, un luogo di incontro e di vita. La sua missione, quindi, è quella di “snellire” l’esperienza, renderla portatile e immersiva, instillando nello spettatore la curiosità di riscoprire il genere nella sua essenza.

Come si traduce questa visione sul palcoscenico? Attraverso scelte radicali ma funzionali. L’orchestra si contrae in un agile quintetto, il VenEthos Ensemble, e la messa in scena si concentra sul nucleo drammaturgico e sull’interazione bruciante tra i personaggi. Non è un impoverimento, assicura il regista, ma un “distillato” che mira dritto al contenuto. In questa lettura, il protagonista non viene giudicato con le lenti del nostro tempo, evitando facili parallelismi con l’attualità o il dibattito sul patriarcato.

Il Don Giovanni di Aliverta è una figura più universale e, per questo, più inquietante: è l’archetipo del manipolatore, l’affabulatore capace di dire a ciascuno esattamente ciò che desidera sentirsi dire per raggiungere i propri scopi. Un politico scafato, un imprenditore senza scrupoli, un seduttore senza tempo. In questo, secondo Aliverta, risiede la potenza immortale dell’opera: la sua capacità di parlare di temi eterni con un linguaggio che non passa mai di moda, garantendosi un posto nel cuore del pubblico di ieri, oggi e domani.

Martina Moretti

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