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Diego Ceretta, astro nascente della direzione, debutta all’Opera di Roma con Marc Bouchkov in un dialogo tra giganti

La stagione sinfonica 2024/25 del Teatro dell’Opera di Roma si appresta a chiudere con un evento di grande richiamo, che punta i riflettori su due talenti emergenti della scena internazionale. Venerdì 26 settembre, il podio del Teatro Costanzi vedrà per la prima volta il giovane direttore milanese Diego Ceretta, affiancato dal virtuoso del violino Marc Bouchkov, anche lui al suo esordio nella capitale. In programma, un intenso dialogo tra due capisaldi del repertorio tardo-romantico: il Concerto per violino di Brahms e la Settima Sinfonia di Dvořák.

Classe 1996, Diego Ceretta rappresenta una delle bacchette più interessanti e richieste della sua generazione. Già Direttore principale dell’Orchestra della Toscana, il suo ritorno a Roma segna un momento significativo: non più come assistente di Daniele Gatti, ruolo ricoperto per la prima mondiale di *Julius Caesar* nel 2021, ma come protagonista. Un percorso che testimonia una carriera in folgorante ascesa. «Per un italiano è più facile avere proposte operistiche che sinfoniche,» confessa Ceretta, sottolineando la sua volontà di «mantenere un equilibrio tra i due versanti». Una scelta che dimostra maturità artistica e una visione ampia del repertorio.

Il programma della serata è stato pensato dallo stesso Ceretta per creare un ponte ideale tra i due compositori. La scelta della Sinfonia n. 7 di Dvořák non è casuale: «Mi piaceva l’idea di completare il mio percorso nelle ultime sinfonie di Dvořák», spiega, evidenziando i «molteplici rapporti con la musica di Brahms» che questa partitura, tesa e drammatica, contiene. Un’opera che il direttore definisce un’esperienza quasi fisica per l’ascoltatore, citando «lo stupefacente inizio dell’ultimo movimento, un lampo che nasce dal niente ed esplode all’improvviso per poi placarsi di nuovo, sembra di stare sulle montagne russe».

A dar voce al monumentale Concerto per violino e orchestra op. 77 di Brahms sarà Marc Bouchkov. Violinista belga di origine russo-ucraina, Bouchkov è un interprete dalla profonda sensibilità poetica, applaudito nelle più prestigiose sale da concerto del mondo, dalla Philharmonie di Berlino alla Carnegie Hall. La sua presenza garantisce un’interpretazione di altissimo livello per una pagina tanto amata quanto temuta, definita al suo debutto “un concerto contro il violino” per l’impervio virtuosismo richiesto, ma oggi considerata un pilastro irrinunciabile per ogni grande solista.

L’appuntamento del 26 settembre, che sarà registrato e trasmesso da Radio3 Rai, non è quindi solo un concerto, ma un incontro. È l’incontro tra due compositori legati da stima e affinità, tra un direttore e un’orchestra che si scoprono a vicenda, e tra due artisti di calibro internazionale e il pubblico romano. Una serata che promette di esplorare le architetture imponenti e le tensioni emotive del grande sinfonismo ottocentesco, rilette attraverso la freschezza e la passione di una nuova generazione di interpreti.

Martina Moretti

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