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Dimenticata e ritrovata: la Turanda di Bazzini sfida il mito di Puccini dopo 150 anni

Prima della celeberrima e gelida principessa di Giacomo Puccini, un’altra Turanda calcò le scene del Teatro alla Scala. Era il 1867 e il compositore era Antonio Bazzini, maestro dello stesso Puccini, che tentava la sua unica incursione nel teatro musicale. L’opera, basata sulla stessa fiaba di Carlo Gozzi, ricevette un’accoglienza tiepida e, dopo quella prima, cadde in un oblio lungo oltre un secolo e mezzo, con il manoscritto ritenuto perduto per sempre. Fino ad oggi.

Grazie a un’eccezionale operazione di recupero culturale, questa partitura dimenticata rivedrà la luce in un nuovo allestimento. L’iniziativa, promossa dal Conservatorio di Como in collaborazione con Casa Ricordi – che ne ha curato la revisione critica dopo un fortunato ritrovamento in uno scantinato del Conservatorio di Milano – debutterà il prossimo 26 ottobre al Teatro Sociale di Como, con una replica l’8 dicembre al Teatro Lirico di Milano. Un evento che non è solo una riesumazione filologica, ma una vera e propria scommessa artistica.

Ma chi era Antonio Bazzini? Violinista virtuoso e compositore stimato in tutta Europa (Robert Schumann lo definì proveniente da “un paese del canto, eternamente sereno”), fu una figura cardine della musica strumentale italiana dell’Ottocento. Come direttore del Conservatorio di Milano, ebbe tra i suoi allievi futuri giganti come Puccini, Mascagni e Catalani. La sua *Turanda*, su libretto di Antonio Gazzoletti, rappresenta un unicum nella sua produzione, un tentativo di confrontarsi con il melodramma che la storia, fino ad ora, aveva archiviato come un insuccesso.

Il cuore di questa riscoperta risiede però nell’interpretazione del personaggio. Secondo la regista Stefania Panighini, la Turanda di Bazzini è una figura sorprendentemente moderna. Non un’algida e crudele amazzone, ma una giovane donna che usa la sua ribellione alle nozze come un “atto politico”, per poi intraprendere un percorso di scoperta di sé, accettando la propria fragilità e il sentimento. Una lettura che promette di svelare un’eroina complessa e sfaccettata, tratteggiata con una sensibilità inaspettata per l’epoca.

A rendere il progetto ancora più significativo è la sua natura intrinsecamente formativa. Come sottolineato da Vittorio Zago, direttore del Conservatorio di Como, l’intera produzione è affidata ai giovani. Saranno infatti gli studenti dell’istituzione comasca a formare l’orchestra, il coro e il cast dei solisti, guidati dalla bacchetta di Bruno Dal Bon. A loro si affiancheranno gli allievi dell’Accademia di Belle Arti di Brera per la realizzazione di scene e costumi, trasformando l’evento in un modello virtuoso di collaborazione accademica e produzione culturale.

Questa “Turanda rediviva” non si esaurirà sul palcoscenico. Un ricco calendario di incontri, conferenze e concerti approfondirà la figura di Bazzini e il contesto storico-musicale dell’opera, arricchendo un’operazione che si configura come un vero e proprio atto di responsabilità culturale. Un’occasione per il pubblico di riscoprire un tassello perduto della storia dell’opera italiana e per interrogarsi su un mito che, prima di diventare l’icona pucciniana che tutti conosciamo, aveva già avuto un’altra voce.

Martina Moretti

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