Niente scarpetta di cristallo, niente fata madrina, niente zucca trasformata in carrozza. La Cenerentola di Gioachino Rossini — sottotitolo «La bontà in trionfo» — racconta la fiaba che tutti conosciamo ma la riporta sulla terra: al posto della scarpetta c’è un braccialetto, al posto della magia c’è il filosofo Alidoro, e al posto della crudeltà sovrannaturale c’è un patrigno spiantato e ridicolo, Don Magnifico. Rossini la compose in poche settimane e la fece debuttare al Teatro Valle di Roma il 25 gennaio 1817, lo stesso anno de La gazza ladra. È diventata uno dei suoi titoli più amati, e una delle vette assolute del canto di agilità per voce grave femminile.
Per (ri)vederla per intero abbiamo scelto cinque edizioni complete disponibili gratuitamente su YouTube: dalla lettura storica di Claudio Abbado alla celebre Cenerentola di Cecilia Bartoli, passando per Glyndebourne, la Madrid di Alberto Zedda e il Rossini Opera Festival di Pesaro. Cinque modi di portare in trionfo la bontà.
Perché «Non più mesta» è un banco di prova per il mezzosoprano
A differenza di tante eroine d’opera, Cenerentola non è un soprano ma un contralto (oggi spesso un mezzosoprano d’agilità): una voce grave, calda, capace però di fuochi d’artificio vocali da capogiro. Tutto il ruolo culmina nel rondò finale «Nacqui all’affanno… Non più mesta», una pagina di coloratura vertiginosa in cui Angelina, ormai principessa, perdona la famiglia che l’ha maltrattata. È uno dei brani più temuti e amati del repertorio belcantistico: richiede agilità, estensione, fiato e una dolcezza che trasformi il virtuosismo in commozione. Le cinque Cenerentole qui sotto sono cinque modi diversi di affrontare quella sfida.
Claudio Abbado – la lettura di riferimento
Un punto fermo nella discografia rossiniana. Claudio Abbado è stato uno dei grandi artefici della riscoperta novecentesca di Rossini, e la sua Cenerentola resta una lettura di riferimento per equilibrio, eleganza e senso del teatro. Il suo Rossini è scattante ma mai frettoloso, attento alla parola e ai colori dell’orchestra. La scelta ideale per chi vuole conoscere quest’opera nella sua forma più limpida e «classica».
Bologna 1992 – Chailly, con Cecilia Bartoli
La Cenerentola che ha consacrato una stella. Al Teatro Comunale di Bologna, nel giugno 1992, una giovanissima Cecilia Bartoli è un’Angelina di freschezza e virtuosismo travolgenti, sul podio Riccardo Chailly e accanto a un cast rossiniano di lusso con Claudio Desderi, William Matteuzzi e Michele Pertusi. È l’edizione perfetta per chi vuole sentire il rondò «Non più mesta» cantato da una delle più grandi rossiniane di sempre, nel pieno della sua giovinezza vocale.
Glyndebourne – la fiaba a teatro
Dal celebre festival inglese di Glyndebourne, una produzione completa e di grande qualità visiva. Glyndebourne è famoso per la cura delle sue messe in scena e per il livello dei suoi cast: la sua Cenerentola è uno spettacolo elegante, ironico e perfettamente calibrato, ideale per chi vuole godersi l’opera come teatro vero e proprio, con regia, scene e costumi all’altezza della musica.
Madrid 1986 – Agnes Baltsa, dir. Alberto Zedda
Una grande Cenerentola degli anni Ottanta, con il mezzosoprano greco Agnes Baltsa — voce di temperamento e di fuoco — nei panni di Angelina, sul podio Alberto Zedda, il musicologo e direttore che più di ogni altro ha lavorato per restituire Rossini al suo splendore originale attraverso le edizioni critiche. Una lettura di carattere, intensa e teatrale, da un’epoca d’oro del belcanto.
Pesaro 2017 – il progetto di Alberto Zedda al Rossini Opera Festival
Per chiudere, una produzione recente dalla casa di Rossini: il Rossini Opera Festival di Pesaro, nel 2017, dedicata al progetto di Alberto Zedda, scomparso proprio quell’anno. È l’omaggio della città di Rossini al grande studioso che ne aveva riportato in vita i capolavori, e insieme la dimostrazione di quanto la Cenerentola sia viva e amata ancora oggi, eseguita con cura filologica e voci della nuova generazione belcantistica.
Cinque Cenerentole in diverse epoche e teatri: una lettura storica, la consacrazione di Cecilia Bartoli, l’eleganza di Glyndebourne, il temperamento di Agnes Baltsa e l’omaggio di Pesaro a Zedda. Buona visione — e aspettate il rondò finale.
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