L'Opera per Tutti

Il primo sito italiano dedicato agli sconti dei teatri lirici!

Il Doge ritorna a casa: La Fenice presenta un nuovo, introspettivo Simon Boccanegra

Venezia si prepara ad accogliere nuovamente una delle sue creature più complesse e tormentate. *Simon Boccanegra* di Giuseppe Verdi, l’opera che il compositore scrisse proprio per il Teatro La Fenice nel 1857, torna sul palcoscenico che ne vide la difficile nascita, in un attesissimo nuovo allestimento che debutterà il prossimo 23 gennaio 2026. Un ritorno alle origini che si preannuncia come uno degli eventi di punta della stagione, forte di un team creativo e di un cast di primissimo piano.

La nuova produzione segna un doppio debutto: quello del regista Luca Micheletti, per la prima volta alle prese con il capolavoro verdiano, e quello del baritono Alex Esposito, che affronterà per la prima volta l’impervio ruolo di Jacopo Fiesco. A guidare l’Orchestra e il Coro della Fenice sarà la bacchetta esperta di Renato Palumbo, mentre sul palco si alterneranno nel ruolo del Doge due interpreti di riferimento come Luca Salsi e Simone Piazzola. Il cast stellare si completa con la voce di Francesca Dotto, anche lei al suo debutto come Amelia, e con il tenore Francesco Meli nei panni di Gabriele Adorno, promettendo serate di grande intensità vocale ed emotiva.

Ma è sulla chiave di lettura dell’opera che si concentra l’interesse maggiore. Palumbo, che diresse quest’opera proprio con la Fenice in una tournée in Giappone oltre vent’anni fa, sottolinea la sua evoluzione interpretativa: “Venticinque anni or sono l’irruenza giovanile mi faceva tralasciare aspetti contemplativi profondi che oggi ritengo fondamentali”, afferma il direttore. Un percorso di maturazione che lo porta a vedere nel grido del Doge “E vo gridando: pace! E vo gridando: amor!” non più solo un’istanza politica, ma un messaggio universale di riconciliazione, frutto della comprensione e del perdono che arrivano con l’età.

A questa visione fa eco quella del regista Luca Micheletti, che intende esplorare la dimensione più intima e psicologica del potere. “Simone diventa leader perché è capace di piangere”, dichiara Micheletti, indicando nella compassione e nella consapevolezza della propria fragilità le vere doti di un governante. L’allestimento – con le scene di Leila Fteita e i costumi di Anna Biagiotti – si preannuncia quindi come un’indagine sulla “necessaria cura da riservare alla fragilità di ognuno”, trasformando la vicenda politica in un dramma sul dolore, la perdita e la possibilità dell’empatia.

L’opera, che ebbe un esordio infelice nel 1857 per poi trovare il successo planetario nella versione rivista per la Scala nel 1881, si offre dunque come un terreno fertile per una rilettura moderna e profonda. Il pubblico veneziano avrà otto occasioni per immergersi in questo viaggio, con una replica speciale, il 14 febbraio, che si concluderà con un esclusivo “Carnival Cocktail” in maschera nelle Sale Apollinee. Un appuntamento, dunque, che non è solo un evento musicale, ma un’immersione profonda nella politica del cuore e nel dramma umano, nel solco della più grande tradizione verdiana.

Martina Moretti

Torna in alto