Quando si applaude all’opera? La risposta breve è: alla fine di un’aria, di un grande ensemble o di un atto, purché la musica si sia davvero fermata. Ma non esiste un codice universale e non serve conoscere la partitura a memoria. Se il direttore tiene le braccia alzate o l’orchestra prosegue, si aspetta; se il teatro esplode in un applauso, ci si può unire senza timore.
Il galateo dell’opera è molto meno misterioso di quanto sembri. Alcune sono semplici consuetudini, altre sono regole formali stabilite dai singoli teatri. Questa guida le distingue, così chi è alla prima esperienza all’opera può godersi lo spettacolo senza passare la serata a chiedersi se sia il momento giusto per battere le mani.
Quando si può applaudire durante un’opera
L’applauso fa parte della vita dell’opera. A differenza di molti concerti sinfonici, dove oggi prevale l’abitudine di attendere la fine dell’intera composizione, nel teatro musicale il pubblico può reagire anche durante lo spettacolo. I momenti più comuni sono:
- quando il direttore d’orchestra entra in buca prima dell’inizio;
- alla conclusione di un’aria particolarmente riuscita;
- dopo una cabaletta, un duetto, un ensemble o un coro che terminano con una pausa netta;
- alla fine di ogni atto;
- durante le chiamate finali, quando interpreti e squadra creativa tornano sul palcoscenico.
La regola più utile è ascoltare ciò che fa l’orchestra. Se la musica continua senza interruzione, applaudire può coprire le battute successive e spezzare la tensione della scena. Se invece arriva una cadenza conclusiva, il direttore abbassa le braccia e sul palco si crea una pausa, l’applauso è naturale. Anche il manuale pubblicato dalla rivista del Teatro alla Scala suggerisce, a chi è incerto, la soluzione più semplice: osservare gli spettatori esperti e seguirli.
Non tutte le opere sono costruite allo stesso modo. Nei titoli articolati in numeri chiusi, come molte opere di Rossini, Donizetti e del primo Verdi, le occasioni per applaudire sono più riconoscibili. Nei drammi musicali a flusso continuo, o nelle regie che legano una scena alla successiva senza pausa, è spesso meglio attendere la fine dell’atto. Non è una prova d’esame: qualche secondo di esitazione è sempre preferibile a un applauso che copra la musica.
Bravo, brava, bravi o brave?
Il celebre “bravo” cambia in base a chi si vuole festeggiare. La distinzione, ricordata anche nella guida di Indianapolis Opera, è grammaticale:
- bravo per un singolo interprete uomo;
- brava per una singola interprete donna;
- bravi per più uomini o per un gruppo misto;
- brave per un gruppo formato soltanto da donne.
Si può gridare anche “maestro” o “maestra” rivolgendosi a chi dirige, ma non è obbligatorio dire nulla: un applauso convinto comunica già perfettamente il proprio apprezzamento. Fischi e contestazioni appartengono alla storia del teatro, ma interrompere lo spettacolo o trasformare il dissenso in un attacco personale non è una forma di partecipazione necessaria.
Che differenza c’è fra applauso, bis e chiamata finale
Un applauso dopo un’aria premia l’esecuzione appena conclusa. Il bis, invece, è la ripetizione del brano: può essere richiesto con un entusiasmo particolarmente insistente, ma non è un diritto dello spettatore. Dipende dalla disponibilità dell’interprete, dal direttore, dalle scelte del teatro e dalla possibilità di riprendere il filo drammatico senza danneggiare lo spettacolo.
Le chiamate finali arrivano dopo la chiusura del sipario. Di solito compaiono prima comprimari e coro, poi i protagonisti; possono seguire il direttore, l’orchestra e la squadra creativa. L’ordine cambia da produzione a produzione. La standing ovation è una scelta, non un obbligo: alzarsi ha senso quando l’entusiasmo è davvero eccezionale, non perché lo fanno automaticamente le prime file.
Telefoni, fotografie e registrazioni: qui valgono i regolamenti
Sugli applausi esistono usanze; su telefoni e riprese esistono invece divieti espliciti. Le regole possono cambiare da teatro a teatro, quindi conviene consultare sempre il sito della sala. Il principio comune è semplice: durante la rappresentazione il telefono va spento o completamente inutilizzato, senza schermi che illuminino la platea.
Il Teatro dell’Opera di Roma vieta fotografie con o senza flash, registrazioni audio e video e uso dei cellulari in sala. Il Teatro di San Carlo vieta fotografie, registrazioni e telefoni accesi. Alla Scala la raccomandazione è ancora più netta: il telefono non dovrebbe essere soltanto silenziato, perché anche la luce dello schermo disturba chi siede accanto.
Una foto del sipario o della sala prima dell’inizio può essere consentita in alcuni teatri, ma non va data per scontata. Durante lo spettacolo è meglio lasciare il telefono in tasca: oltre al disturbo, entrano in gioco i diritti degli artisti e della produzione.
Cosa succede se si arriva in ritardo
Arrivare dopo l’inizio non significa necessariamente poter raggiungere subito il proprio posto. A Roma è vietato l’accesso tardivo alla platea e ai posti numerati di balconata e galleria; il pubblico deve attendere nel foyer. Al San Carlo chi arriva tardi aspetta il primo intervallo prima di entrare in sala. Altri teatri possono far accomodare gli spettatori soltanto in un momento individuato dal personale.
Per evitare sorprese è prudente arrivare almeno trenta minuti prima, con più margine nelle serate inaugurali o nei teatri che prevedono controlli e guardaroba. Prima di organizzare il rientro è utile controllare anche quanto dura l’opera e quanti intervalli sono previsti.
Il galateo essenziale durante lo spettacolo
- non parlare, sussurrare il libretto o canticchiare insieme agli interpreti;
- scartare caramelle e sistemare borse o cappotti prima che inizi la musica;
- se si deve tossire, provare ad aspettare una pausa o un momento sonoro più intenso;
- non lasciare il posto durante una scena, salvo necessità;
- seguire le indicazioni delle maschere: conoscono i momenti sicuri per entrare e uscire;
- rispettare la visuale di chi siede dietro, evitando cappelli ingombranti e movimenti continui.
Il comportamento conta più dell’eleganza. Per l’abbigliamento basta rispettare le indicazioni della sala e scegliere qualcosa di comodo e curato: nella nostra guida su come vestirsi all’opera abbiamo confrontato le regole ufficiali dei principali teatri italiani. Anche la scelta fra platea, palco e loggione può cambiare il modo di vivere la serata: qui spieghiamo dove sedersi a teatro in base a visuale, ascolto e budget.
In caso di dubbio, ascoltare è sempre la scelta giusta
Non conoscere tutte le convenzioni non rovina una serata all’opera. Il pubblico non è un club chiuso e nessuno dovrebbe sentirsi sotto esame. Basta spegnere il telefono, arrivare con un po’ di anticipo e prestare attenzione a ciò che accade in scena e in buca. Per gli applausi, la musica e gli altri spettatori forniranno quasi sempre il segnale: quando arriva il momento giusto, sarà difficile non accorgersene.
