Il mondo della musica italiana e internazionale saluta Gabriele Ferro, uno dei grandi protagonisti della direzione d’orchestra del secondo Novecento. Il Maestro, nato a Pescara il 15 novembre 1937, si è spento a Palermo il 29 ottobre 2026. Direttore musicale onorario a vita del Teatro Massimo di Palermo, Ferro ha legato il proprio nome ad alcune delle più importanti istituzioni musicali europee, portando sul podio un repertorio vastissimo che spaziava dal belcanto al Novecento storico, con una curiosità mai sopita per i nuovi linguaggi.
Un rapporto profondo con il Teatro dell’Opera di Roma
Il legame con il Teatro Costanzi affonda le radici negli anni Settanta e attraversa quasi mezzo secolo di stagioni. Fra i titoli diretti da Ferro a Roma spicca l’Anna Bolena del 1976/77, con la regia di Filippo Crivelli e la grande Leyla Gencer nel ruolo del titolo, uno dei capitoli più intensi della riscoperta donizettiana sul palcoscenico capitolino. Nel 1982/83 è stato sul podio di Semiramide, in un allestimento firmato da Roberto Guicciardini con le scene di Arnaldo Pomodoro e June Anderson protagonista; l’anno successivo ha diretto La battaglia di Legnano con la regia di Pier Luigi Pizzi, prima di tornare a Roma nel 2010/11 per Il ratto dal serraglio firmato da Graham Vick. Nel 2012 è salito sul podio dell’Orchestra capitolina alle Terme di Caracalla per la Norma con la regia di Andrea De Rosa.
Le parole di Francesco Giambrone
A ricordare il direttore è il sovrintendente del Teatro dell’Opera di Roma, Francesco Giambrone, che con Ferro aveva lavorato a lungo durante la propria sovrintendenza al Massimo di Palermo:
«Provo un grande dolore per la scomparsa di Gabriele Ferro, cui mi hanno legato sentimenti di lunga, profonda e antica amicizia. Gabriele è stato un grandissimo protagonista della vita culturale di Palermo e del nostro Paese e nella sua lunga e prestigiosa carriera internazionale ha realizzato sempre progetti di grande respiro. Un musicista colto, raffinato, rigoroso, estremamente curioso e attento ai nuovi linguaggi, che ha segnato anni bellissimi al Teatro Massimo. Titoli come il Guglielmo Tell di Rossini che inaugurò la stagione 2018 e Il Paradiso e la Peri di Schumann l’anno successivo, restano nella mia personale memoria come pietre miliari di interpretazione, visione e lucidità».
Un’eredità per la cultura musicale italiana
Dai titoli belcantistici alle grandi partiture novecentesche, dall’opera al sinfonismo, Ferro ha costruito negli anni un profilo di direttore colto e metodico, capace di tenere insieme filologia e tensione teatrale. La sua eredità, scrive Giambrone, lascia «un’importante traccia nella cultura musicale italiana». Al Teatro Costanzi, come al Massimo di Palermo che lo aveva eletto direttore musicale onorario a vita, resta la memoria di un artista che ha fatto della curiosità intellettuale e del rigore stilistico la propria cifra inconfondibile.
