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Alfonso Antoniozzi, basso-baritono e regista: biografia, voce e ruoli

C’è un filo che unisce il Don Bartolo più richiesto degli anni Novanta, la regia della trilogia delle regine donizettiane e un blog che spiega le trame d’opera in romanesco: si chiama Alfonso Antoniozzi, basso-baritono viterbese che dopo quasi quarant’anni di palcoscenico è diventato una delle figure più versatili — e meno etichettabili — della lirica italiana.

Chi è Alfonso Antoniozzi

Nato a Viterbo nel 1964, Antoniozzi si forma privatamente con un maestro d’eccezione, il grande baritono buffo Sesto Bruscantini, dopo un passaggio al Conservatorio di Santa Cecilia. Il debutto assoluto arriva nel 1985 al Laboratorio Lirico di Alessandria, ma la carriera decolla nel 1986 al Teatro Carlo Felice di Genova: a 21 anni è Don Bartolo nel Barbiere di Siviglia, chiamato dopo essere stato notato come cover di Dulcamara all’Opera di Roma. Da lì il ruolo del vecchio tutore rossiniano lo accompagnerà in tutto il mondo: Metropolitan di New York, Teatro alla Scala, Arena di Verona, San Francisco, Tokyo.

La voce e il repertorio

Antoniozzi è stato per decenni un riferimento del repertorio buffo: oltre a Don Bartolo, il Dulcamara dell’Elisir d’amore, Fra Melitone nella Forza del destino (Santa Cecilia, San Francisco, Concertgebouw di Amsterdam), Leporello nel Don Giovanni — a San Francisco accanto ai Don Giovanni di Samuel Ramey e Dmitri Hvorostovsky — e i ruoli del titolo di Falstaff e Gianni Schicchi. Alla Scala debutta nel 1993 come Schaunard nella Bohème di Zeffirelli diretta da Gavazzeni; al Covent Garden arriva nel 2008 con la Matilde di Shabran di Rossini. Artista di rara intelligenza scenica, ha affrontato anche i sette ruoli di carattere del Death in Venice di Britten e tre prime mondiali di Marco Tutino. Il 7 dicembre 2019 è il Sagrestano nella Tosca che inaugura la stagione della Scala con Riccardo Chailly, ruolo ripreso nel 2021 al Festival di Pentecoste di Salisburgo accanto ad Anna Netrebko e Jonas Kaufmann; ancora alla Scala è apparso nei Contes d’Hoffmann (2023) e nel Werther (2024).

La svolta da regista

Dal 2008 — esordio a casa sua, al Tuscia Opera Festival di Viterbo, con il Barbiere — Antoniozzi affianca al canto la regia, fino a farne la sua attività principale. Il progetto più ambizioso è la trilogia delle regine di Donizetti fra Genova e Parma: il Roberto Devereux del 2016 con Mariella Devia (documentato in DVD), la Maria Stuarda del 2017 e l’Anna Bolena. Sua anche l’Aida multimediale che ha inaugurato la stagione 2018/19 del Carlo Felice, e il suo Devereux è tornato d’attualità due volte: alla Fenice in forma semiscenica nel 2020 e, nell’aprile 2026, al Comunale Nouveau di Bologna, dove ha riportato il titolo dopo 34 anni di assenza.

Il divulgatore (e il vicesindaco)

Al pubblico non teatrale Antoniozzi è noto anche per «Quelle trame svelate», il progetto con cui racconta le trame d’opera in romanesco, con un’ironia diventata di culto — ne abbiamo scritto qui — e per il libro Vincerò ma anche no! (2021), guida semiseria all’ascolto delle grandi arie. Insegna interpretazione scenica al Conservatorio Maderna-Lettimi e dal 2022 è vicesindaco e assessore alla Cultura di Viterbo, con la delega alla candidatura della città a Capitale Europea della Cultura 2033.

Dove ascoltarlo e vederlo

Su Operapertutti trovate Antoniozzi nella nostra news sul Roberto Devereux al Comunale Nouveau con la sua regia, e in video nell’Elisir d’amore in streaming, dove è Dulcamara accanto a Juan Diego Flórez nell’edizione di Las Palmas 2005. Per il repertorio dei teatri in cui è stato di casa, le nostre guide al Teatro alla Scala e al Carlo Felice di Genova.

Martina Moretti

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