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L’Orchestra Rai al Ravello Festival con Emmanuel Tjeknavorian: dai balletti di Khachaturian ai Quadri di Musorgskij/Ravel

Si torna a Ravello, dove tutto ricorda che Richard Wagner passò di qui nel 1880 e rimase folgorato dal Belvedere di Villa Rufolo. Nella cornice della settantaquattresima edizione del Ravello Festival, venerdì 24 luglio alle 20 l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai torna sul palco sospeso sulla costiera amalfitana per una serata che vale un doppio omaggio: al più grande compositore armeno del Novecento e all’incontro fra pittura, pianoforte e orchestra.

Sul podio sale Emmanuel Tjeknavorian, classe 1995, viennese di origine armena e attualmente Direttore Musicale dell’Orchestra Sinfonica di Milano.

Un viennese armeno cresciuto tra archetto e bacchetta

Lanciato come violinista in una carriera folgorante — ha debuttato con l’Orchestra Rai proprio nel 2018 in veste di solista — Tjeknavorian si è avvicinato alla direzione fin da piccolo grazie al padre Loris Tjeknavorian, compositore e direttore. La sua carriera di direttore è iniziata fra il 2022 e il 2023: da allora è salito sul podio dell’Orchestra Sinfonica Nazionale Danese, della Dresdner Philharmonie, dell’Orchestre National d’Île-de-France. La prima volta con l’Orchestra Rai come direttore risale al novembre del 2025.

Il richiamo di Aram Khachaturian

In omaggio alla propria terra d’origine, Tjeknavorian propone nella prima parte del concerto due pagine tratte dai balletti di Aram Khachaturian. Si apre con una selezione dalle Suite n. 1 e n. 3 del balletto Gayaneh, che debuttò nella sua versione definitiva nel 1942 a Molotov (l’attuale Perm’) per il Balletto Kirov. La trama originaria — imperniata sul conflitto fra patriottismo e sentimenti di una donna armena — fu poi modificata per privilegiare il lato romantico. L’opera è universalmente nota per la travolgente Danza delle sciabole e per l’Adagio che Stanley Kubrick volle in 2001: Odissea nello spazio.

Segue l’Adagio dalla Suite n. 2 tratta da Spartacus, uno dei balletti più rappresentati di Khachaturian. Composto nel 1954, è un’opera monumentale in quattro atti e nove quadri che valse al musicista il Premio Lenin: si basa sull’omonimo romanzo del 1873 di Raffaello Giovagnoli, incentrato sulle epiche gesta dello schiavo romano che guidò la Terza guerra servile. Il balletto debuttò il 27 dicembre 1956 al Teatro dell’Opera di Leningrado con la coreografia di Leonid Yakobson.

Musorgskij nell’orchestrazione di Ravel

Nella seconda parte della serata sono in programma i celeberrimi Quadri di un’esposizione di Modest Musorgskij, proposti nell’orchestrazione realizzata nel 1922 da Maurice Ravel. L’occasione fu, nel 1874, una visita alla mostra postuma di disegni dell’amico architetto Viktor Hartmann: fornì al compositore lo spunto per una suite pianistica di potente fantasia che, fra una Promenade e l’altra nelle sale dell’esposizione, descrive dieci quadri dietro cui si celano altrettanti stati d’animo. Ravel — sul quale la musica russa e quella di Musorgskij esercitarono un’attrattiva profonda — fu talmente conquistato dal fascino dei Quadri che ne realizzò una versione orchestrale rimasta celebre per la sua ricchezza coloristica: la Grande porta di Kiev, che chiude il ciclo, è oggi uno dei finali orchestrali più riconoscibili di tutto il repertorio.

Informazioni pratiche

Venerdì 24 luglio, ore 20 — Belvedere di Villa Rufolo, Ravello (SA). Per biglietti e informazioni: ravellofestival.com.

Martina Moretti

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