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La Lirica Oltre il Sipario: “Saluto postumo” di Yuleisy Cruz Lezcano, un Dramma in Versi che Sogna l’Opera

Quando le parole vibrano con la stessa intensit\u00e0 di una partitura, la poesia si fa quasi opera. \u00c8 questa la sensazione che si prova leggendo “Saluto postumo”, la toccante lirica della poetessa e scrittrice cubana Yuleisy Cruz Lezcano. Sebbene non si tratti di un libretto d’opera nel senso stretto del termine, i suoi versi contengono una potenza drammatica e una profondit\u00e0 emotiva che evocano immediatamente il mondo del melodramma, trasformando una tragedia moderna in un potenziale atto unico di struggente bellezza.

La poesia narra di un incidente sul lavoro, una morte improvvisa e silenziosa che si consuma sotto un cielo “distratto”. Lezcano, con la sua eccezionale sensibilit\u00e0, non si limita a raccontare un fatto di cronaca, ma lo eleva a un dramma universale sull’ineluttabilit\u00e0 del destino e l’indifferenza della societ\u00e0. Leggendo versi come “Un uomo cade: / non \u00e8 caduta, \u00e8 consegna”, \u00e8 impossibile non immaginare un tenore che, con voce spezzata dal dolore, d\u00e0 voce a questa resa. La citt\u00e0 che “continua a pulsare, ignara” diventa un coro muto e impassibile, un elemento scenico e narrativo fondamentale in tante opere liriche, da “La Boh\u00e8me” a “Pagliacci”.

Immaginiamo per un momento questi versi musicati da un compositore contemporaneo. L’apertura, “La stagione del sole frantuma il silenzio, / sgorga dai comignoli come pianto cotto”, potrebbe essere affidata a un’orchestra che crea un’atmosfera sospesa, quasi soffocante, prima che la voce solista introduca il tema della morte. La caduta, descritta con cruda essenzialit\u00e0, sarebbe il culmine drammatico, un acuto straziante che lacera il silenzio. Il finale, con la sua “feroce eleganza”, lascerebbe il pubblico con un senso di amara riflessione, proprio come accade dopo le grandi tragedie operistiche.

Yuleisy Cruz Lezcano, con la sua formazione che spazia dalle scienze alla letteratura e il suo impegno come attivista, si rivela una librettista ideale per un’opera del nostro tempo. La sua capacit\u00e0 di intrecciare denuncia sociale, riflessione umanistica e una profonda conoscenza dell’animo umano \u00e8 la materia prima di cui ha bisogno il teatro musicale per rinnovarsi e parlare al pubblico di oggi. “Saluto postumo” non \u00e8 solo una splendida poesia; \u00e8 un seme, un’ispirazione, la dimostrazione che la grande lirica pu\u00f2 nascere anche lontano dai teatri e dai libretti tradizionali, trovando la sua voce nella cronaca, nella vita di tutti i giorni, nella straziante bellezza di un verso.

Martina Moretti

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