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Lirica Ucraina: a Bucha va in scena il melodramma della guerra. Il capolavoro di Mannocchi vince il David di Donatello

Non c’è un’orchestra a suonare le partiture del dolore, né un tenore che si eleva in un do di petto per raccontare la tragedia. Eppure, “Lirica Ucraina” è forse una delle opere più potenti e strazianti del nostro tempo. Il documentario firmato dalla giornalista Francesca Mannocchi, recentemente insignito del prestigioso David di Donatello 2025 come “Miglior Documentario”, utilizza la metafora del melodramma per portare sullo schermo l’orrore della guerra e la resilienza indomita dei suoi sopravvissuti.

Scritto insieme a Daniela Mustica e prodotto da Fandango, il film è un viaggio nel cuore ferito dell’Ucraina, un’immersione profonda nelle macerie, non solo fisiche, di Bucha. La città, diventata simbolo dell’occupazione e delle atrocità russe, si trasforma in un palcoscenico a cielo aperto dove i protagonisti non sono attori, ma persone reali. Le loro voci, cariche di sofferenza e dignità, diventano le arie di una narrazione corale che racconta le cicatrici indelebili lasciate dal conflitto. Mannocchi, con la sensibilità che contraddistingue il suo lavoro, raccoglie queste testimonianze trasformando la cronaca in un’epopea moderna, un grido che esige di essere ascoltato.

La scelta del titolo, “Lirica Ucraina”, è un manifesto programmatico. L’opera lirica, per sua natura, esplora le passioni umane più estreme: l’amore, la perdita, il tradimento, l’eroismo. Allo stesso modo, il documentario eleva le storie individuali dei cittadini di Bucha a un dramma universale, mostrando come, anche nel silenzio assordante della distruzione, la voce umana possa diventare il più potente degli strumenti. Ogni racconto è un libretto che parla di vita spezzata, di memoria e della disperata ricerca di un barlume di normalità.

Il riconoscimento ottenuto ai David di Donatello 2025 non è solo un premio a un’opera cinematografica di eccezionale valore, ma anche la consacrazione di un giornalismo che sa farsi arte per veicolare un messaggio necessario. “Lirica Ucraina” dimostra che per comprendere la profondità di una tragedia non bastano i bollettini di guerra, ma serve la capacità di ascoltare il canto dolente di chi l’ha vissuta sulla propria pelle. Un’opera che, senza musica, risuona più forte di qualsiasi orchestra.

Martina Moretti

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