Un’anima musicale che pulsa al ritmo dell’autenticità, un progetto che è al contempo traguardo e nuovo orizzonte. Il 10 ottobre debutta “Lirica” (The Lime Art&Music Hub, con distribuzione Believe), il nuovo album di Federico Paciotti, artista poliedrico che unisce il rigore del tenore alla passione del chitarrista. Un’opera che si preannuncia come un manifesto contro le produzioni artefatte, per riscoprire l’energia primordiale della musica suonata dal vivo.
Il cuore pulsante di “Lirica” risiede in una scelta stilistica tanto coraggiosa quanto radicale: la registrazione interamente in presa diretta con l’orchestra. Paciotti si allontana consapevolmente dalle sonorità costruite in studio, che a suo dire hanno perso il contatto con l’essenza della performance. “Credo fermamente che la sinergia che si crea sul palco sia essenziale”, spiega l’artista, sottolineando come solo questa alchimia possa generare un legame profondo con il pubblico. L’obiettivo è chiaro: restituire all’ascoltatore un’esperienza sonora “viva”, carica di quell’adrenalina e di quella tensione emotiva che solo un’esecuzione dal vivo sa regalare.
Il viaggio musicale è impreziosito da collaborazioni di altissimo profilo, che testimoniano la stima di cui gode Paciotti nel panorama musicale. Nomi come Howie B, Francesco Sartori, Adriano Pennino e Beppe Servillo hanno contribuito a dare forma a un album che si preannuncia ricco di sfumature. Tra i brani spicca il singolo “Oltre te”, una metafora del viaggio verso la libertà e la speranza. “La barca simboleggia l’attraversare un mare in tempesta per poi raggiungere la nostra meta”, racconta Paciotti, lanciando un messaggio di resilienza e fiducia nel futuro.
Ma “Lirica” è anche un’opera intrisa di un profondo dolore personale, trasformato in forza creatrice. Durante la lavorazione del disco, l’artista ha affrontato la perdita del padre, sua guida non solo nella vita ma anche nella musica. Portare a termine il progetto è stata una sfida emotiva, vinta con amore e determinazione. “Posso dire che in ogni nota c’è una parte di lui”, confessa Paciotti, consegnando al pubblico un lavoro che non è solo un capolavoro tecnico, ma anche il commovente testamento di un legame indissolubile.
