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Preljocaj riscrive Il Lago dei Cigni: a Bologna la favola diventa un potente monito ecologista

Dimenticate le atmosfere puramente fiabesche e l’etereo romanticismo del classico balletto di Petipa. Il Lago dei Cigni che approda al Comunale Nouveau di Bologna il 18 e 19 ottobre prossimi è un’opera potente, attuale e spiazzante, che utilizza l’iconica partitura di Čajkovskij come colonna sonora per un dramma ecologico e sociale. A firmare questa rilettura audace è Angelin Preljocaj, uno dei più influenti coreografi della scena contemporanea, che con il suo Ballet Preljocaj trasforma il mito della donna-cigno in una vibrante riflessione sulla crisi climatica e lo sfruttamento del pianeta.

Creato nel 2020, questo “Lago” mantiene intatta la struggente storia d’amore tra Siegfried e Odette, ma ne riscrive radicalmente il contesto e le forze motrici. Il lago stesso non è più solo un luogo magico, ma un ecosistema minacciato dagli interessi economici. Lo stregone Rothbart, interpretato da Elliot Bussinet, si spoglia dei panni del semplice mago per indossare quelli, ben più sinistri e moderni, dell’industriale senza scrupoli, i cui affari inquinanti sono la vera maledizione che incombe sui protagonisti.

La stessa struttura familiare del principe Siegfried viene approfondita e resa centrale. Come spiega lo stesso Preljocaj, il padre del principe (Erwan Jean-Pouvreau) è un “tiranno che abusa del suo potere”, simbolo di un patriarcato predatorio, mentre la madre (Agathe Peluso) assume una connotazione quasi proustiana, protettiva e complessa. In questo quadro, l’amore tra Siegfried (Leonardo Cremaschi) e Odette (Mirea Delogu, che danzerà anche nel ruolo di Odile) diventa un atto di ribellione non solo contro un sortilegio, ma contro un intero sistema di valori corrotto.

La partitura originale di Čajkovskij, pur rimanendo il cuore pulsante dello spettacolo, è sapientemente integrata con estratti da altre sue composizioni e, soprattutto, contaminata dalle incursioni elettroniche del collettivo 79D. Questa scelta musicale, unita ai video immersivi di Boris Labbé e ai costumi di Igor Chapurin, crea un ponte temporale che lega indissolubilmente il romanticismo ottocentesco all’urgenza del nostro presente.

In scena, i talentuosi danzatori del Ballet Preljocaj – compagnia che si appresta a festeggiare i suoi primi quarant’anni di attività – daranno corpo e anima a questa visione coreografica potente e necessaria. L’appuntamento bolognese si preannuncia quindi non come una semplice messa in scena di un classico del repertorio, ma come un’esperienza artistica totale, capace di incantare lo sguardo e, al tempo stesso, di scuotere le coscienze. Un’occasione imperdibile per vedere come la grande arte, anche a quasi 150 anni dalla sua nascita, sappia ancora parlarci del nostro futuro.

Martina Moretti

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