Una settimana che celebra la voce in tutte le sue sfumature. L’Accademia Nazionale di Santa Cecilia pone il suo prestigioso Coro al centro della programmazione, affidandogli un doppio, diversissimo impegno che ne esalta la versatilità e l’eccellenza. Dal palco monumentale della Sala Santa Cecilia, impegnato in un capolavoro beethoveniano, all’intimità sacra della Basilica di Trastevere, l’ensemble guidato da Andrea Secchi si prepara a mostrare due anime del repertorio lirico-corale, confermandosi protagonista assoluto della vita musicale romana.
Il primo appuntamento di rilievo si terrà l’11, 12 e 13 dicembre all’Auditorium Parco della Musica. Sotto la bacchetta esperta di Tugan Sokhiev, Orchestra e Coro affronteranno un programma che accosta Anton Bruckner a Ludwig van Beethoven. È proprio con quest’ultimo che le voci ceciliane avranno modo di brillare, nell’esecuzione della *Fantasia Corale op. 80*. Opera singolare e profetica, la Fantasia è un vero e proprio laboratorio creativo in cui Beethoven, per la prima volta, unisce la potenza del pianoforte (affidato al debuttante Jean-Frédéric Neuburger), del coro e dell’orchestra. In questo inno alla fratellanza e all’utopia si riconoscono i germi tematici e ideali che sbocceranno compiutamente nel finale della Nona Sinfonia, rendendo questa esecuzione un’imperdibile anticamera del celebre “Inno alla Gioia”.
Dal gigantismo sinfonico-corale si passerà poi, domenica 14 dicembre, a un contesto completamente diverso, ma non meno suggestivo. Il Coro sarà infatti protagonista del primo appuntamento del nuovo progetto “Messa a Santa Cecilia”, che lo vedrà accompagnare la celebrazione liturgica domenicale nella basilica trasteverina dedicata alla patrona della musica. L’iniziativa, fortemente voluta dal Presidente-Sovrintendente Massimo Biscardi, mira a restituire alla città un’esperienza di musica sacra di altissimo livello, sul modello di quanto già avviene in grandi capitali europee come Parigi e Londra. “Offriremo un viaggio attraverso la musica sacra”, afferma Biscardi, sottolineando la volontà di valorizzare anche il patrimonio sommerso conservato negli archivi dell’Accademia.
Questo doppio impegno settimanale non è una semplice coincidenza di calendario, ma la fotografia di un corpo artistico capace di muoversi con pari maestria tra registri espressivi opposti. Da un lato, la magniloquenza e la forza drammatica richieste dal dialogo con l’orchestra beethoveniana; dall’altro, la purezza, l’equilibrio e l’introspezione necessari per interpretare le pagine di Gounod e Perosi tra le navate di una basilica. È la celebrazione della voce umana come strumento duttile e potente, capace di farsi veicolo di ideali universali sul palcoscenico e di elevare lo spirito nel raccoglimento della liturgia. Una settimana, insomma, in cui il Coro di Santa Cecilia dimostra di essere non solo un complemento dell’orchestra, ma un’entità musicale viva, pulsante e centrale nel panorama culturale.
