Un viaggio nel cuore del Settecento musicale, guidato da una delle voci più acclamate del nostro tempo. Il prossimo 7 gennaio, la Sala Sinopoli dell’Auditorium Parco della Musica ospiterà un evento di eccezionale interesse per gli amanti dell’opera: il recital “Son regina e son amante”, un’immersione totale nel mondo sonoro del compositore barese Niccolò Piccinni. Protagonisti saranno il soprano Rosa Feola, il direttore e musicologo Antonio Florio e l’ensemble specializzato Cappella Neapolitana, artisti che hanno fatto della riscoperta di questo repertorio una vera e propria missione.
L’appuntamento romano non è un semplice concerto, ma la celebrazione dal vivo di un progetto discografico già coronato dal successo. Proprio con questo programma, infatti, Rosa Feola si è aggiudicata il prestigiosissimo Premio Abbiati del Disco 2025 (categoria Repertorio solistico), consacrandola come interprete di riferimento per la musica di Piccinni. La sua voce, capace di coniugare agilità virtuosistiche e profonda espressività drammatica, è lo strumento ideale per restituire la complessità delle eroine piccinniane: figure femminili potenti, fragili e passionali, ritratte dal compositore con una modernità sorprendente.
Il programma, sapientemente curato da Antonio Florio, non è una semplice antologia di arie, ma un percorso biografico e stilistico che ricalca la parabola artistica dello stesso Piccinni. Si parte dalla Napoli dell’opera comica per giungere alla Parigi della *tragédie lyrique*, attraversando i vertici dell’opera seria italiana. È un itinerario che svela la poliedricità di un autore a lungo relegato nell’ombra di rivali più celebri – primo fra tutti Gluck – ma che fu una colonna portante del teatro musicale europeo.
L’aspetto più toccante e originale dell’operazione, tuttavia, risiede in una suggestione storica di rara potenza. Questo concerto riecheggia infatti l’ultimo, intimo omaggio che la moglie di Piccinni, la cantante Vincenza Sibilla, rese al marito compositore. Fu lei la sua prima musa, l’interprete prediletta che portò le sue arie al successo nei teatri di tutta Europa. E fu sempre lei che, nell’ultimo anno di vita del maestro, organizzò nella loro casa un concerto privato per pochi amici, eseguendo una selezione di brani che ripercorreva l’intera sua carriera.
Il recital di Rosa Feola, strutturato in modo analogo, si carica così di un significato profondo. Non si tratta solo di un’esecuzione filologicamente informata, garantita dalla perizia di Florio e della sua Cappella Neapolitana, ma di una vera e propria evocazione. Ascoltare la Feola interpretare le arie che un tempo furono della Sibilla è come assistere a un passaggio di testimone attraverso i secoli. Un’occasione imperdibile per riscoprire un gigante del nostro patrimonio musicale, attraverso la voce di un’artista che ne incarna, oggi, lo spirito più autentico.
