Mercoledì 13 maggio, alle 17.30, al Cinema Caravaggio di Roma, viene presentato uno dei progetti editoriali più ambiziosi di questa primavera: Tutto Visconti, il dizionario antologico edito da Gremese a cinquant’anni dalla scomparsa di Luchino Visconti. Un volume che, già dal sottotitolo, dichiara la propria ambizione: ricostruire l’intera carriera di uno dei più grandi registi del Novecento europeo dalla A di “Alain-Fournier” alla Z di “Zeffirelli”, passando per la C di “Callas” e la N di “Neorealismo”.
Curato da Jean A. Gili e Piero Spila, con prefazione di René de Ceccatty, il libro raccoglie ottanta voci firmate da trentanove fra studiosi e critici italiani e francesi. Una scelta di formato — il dizionario antologico — che permette di entrare e uscire dall’opera viscontiana per piste tematiche, biografiche, professionali, senza l’imbuto di una biografia lineare. Si può cominciare dalle pagine sui film e finire fra i bozzetti di scena, oppure muoversi fra i collaboratori di una vita: Susi Cecchi d’Amico, Enrico Medioli, Piero Tosi, lo stesso Zeffirelli ai tempi della giovinezza scaligera.
Visconti regista d’opera: dalla Scala ai capolavori con Callas
Per i lettori dell’opera lirica, Tutto Visconti è soprattutto la prima monografia complessiva che dà finalmente il giusto peso alla seconda — e per molti versi più radicale — carriera del regista milanese: quella sul podio scenico, fra gli anni Cinquanta e i primi Settanta. I titoli prodotti per il Teatro alla Scala con Maria Callas sono ormai parte del mito: la Vestale spontiniana del dicembre 1954, la celeberrima Traviata del 1955 diretta da Carlo Maria Giulini, Anna Bolena del 1957, l’Ifigenia in Tauride dello stesso anno. Allestimenti che riscrissero la grammatica della regia operistica italiana, aprendo la strada a un’idea di teatro musicale come spettacolo totale, costruito sull’attore-cantante prima ancora che sulla bella voce.
La sezione dedicata al lirico è una delle più ricche del volume: vengono ripercorse le collaborazioni con i grandi direttori e i teatri italiani, ma anche le prove al Covent Garden di Londra e al Festival di Spoleto, dove Visconti firmò allestimenti di Macbeth e Don Carlo destinati a fare scuola. Non manca l’attenzione al rapporto, complesso e spesso conflittuale, con sovrintendenti, critici e censori — perché Visconti, all’opera come al cinema, non rinunciò mai a un proprio sguardo politico e a una visione apertamente moderna del teatro.
Un mosaico di voci, italiane e francesi
I curatori hanno scelto di alternare contributi di accademici a schegge più narrative, con voci che spaziano dai grandi temi (il Decadentismo, l’aristocrazia, il melodramma, la psicoanalisi) ai singoli incontri d’arte: Renoir, Callas, Delon, Cardinale. Il rigore filologico del volume — che giustifica la prefazione internazionale di René de Ceccatty — non rinuncia all’accessibilità, e questo lo rende utile sia agli studiosi sia agli appassionati che vogliano entrare nel mondo di Visconti senza percorsi obbligati. Le decine di immagini, molte delle quali poco frequentate, restituiscono anche visivamente la coerenza di una visione artistica capace di attraversare cinema, teatro di prosa, opera lirica e perfino balletto.
L’appuntamento del 13 maggio
Alla presentazione del 13 maggio, ospitata dal Cinecircolo Romano nella sala del Cinema Caravaggio, interverranno il curatore Piero Spila, l’editore Gianni Gremese e Stefania Parigi, fra le autrici del volume. A introdurre e moderare l’incontro sarà Catello Masullo. L’ingresso è libero fino a esaurimento posti — un’occasione per riaprire un capitolo della storia del teatro italiano che, per molti spettatori d’opera, è ancora il punto in cui la regia lirica imparò a essere a tutti gli effetti drammaturgia.
