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Romeo Castellucci, regista: biografia e carriera

C’è un regista che non fa cantare nessuno, eppure lascia il segno più di un acuto: firma da solo regia, scene, luci e costumi, e trasforma l’opera in un rito di immagini in cui il suono, la materia e il corpo contano quanto — e talvolta più — delle parole. Romeo Castellucci è oggi tra i nomi più discussi e desiderati dei grandi teatri lirici europei.

Chi è Romeo Castellucci

Nato a Cesena il 4 agosto 1960, Castellucci si diploma in pittura e scenografia all’Accademia di Belle Arti di Bologna: una formazione da artista visivo che spiega il suo teatro fatto di immagini prima che di testo. Nel 1981 fonda a Cesena la Societas Raffaello Sanzio insieme a Claudia Castellucci e Chiara Guidi, compagnia di teatro di ricerca che negli anni Ottanta e Novanta firma spettacoli entrati nella leggenda come Amleto (1992), Masoch (1993), Giulio Cesare (1997) e Genesi (1999). La svolta verso la lirica arriva tardi ma con clamore: nel 2011 debutta nella regia d’opera con il Parsifal di Wagner al Théâtre royal de la Monnaie di Bruxelles, sotto la direzione di Hartmut Haenchen.

Lo stile e il repertorio

Castellucci non è un cantante né un direttore d’orchestra: è un regista e artista visivo che cura personalmente regia, scene, luci e costumi di ogni sua produzione, trattandoli come un unico organismo. È tra i massimi esponenti del cosiddetto “teatro delle immagini”, o teatro totale, in cui l’immagine, il suono, la materia e il corpo prevalgono sul primato della parola. Il suo repertorio operistico attraversa i secoli e i linguaggi: dal Moses und Aron di Schoenberg all’Opéra Bastille di Parigi (2015, poi ripreso al Teatro Real di Madrid), alla Salome di Richard Strauss al Festival di Salisburgo (2018), fino al Requiem di Mozart ad Aix-en-Provence (2019, con Raphaël Pichon) e al Don Giovanni salisburghese diretto da Teodor Currentzis (2021, ripreso nel 2024).

I teatri e i riconoscimenti

I suoi spettacoli abitano i templi europei della lirica: la Monnaie di Bruxelles (Orphée et Eurydice, Die Zauberflöte), l’Opéra national de Paris (Il primo omicidio di Scarlatti al Palais Garnier, 2019, con René Jacobs), la Bayerische Staatsoper di Monaco (Tannhäuser, 2017), l’Opéra de Lyon, il Festival d’Aix-en-Provence — dove nel 2022 ha inaugurato l’edizione con la Resurrezione di Mahler nello stadio di Vitrolles — e il Festival di Salisburgo. Già artista associato del Festival d’Avignone nel 2008 con una trilogia dalla Divina Commedia, Castellucci ha collezionato riconoscimenti di primo piano: il Leone d’oro alla carriera della Biennale Teatro di Venezia (2013) e il titolo di “regista dell’anno” nella Kritikerumfrage di Opernwelt (2014). La sua Salome di Salisburgo ha fatto incetta di premi nello stesso sondaggio — spettacolo dell’anno, miglior regia e miglior scenografia — con Asmik Grigorian “cantante dell’anno”.

Dove trovarlo

Il 2025 lo ha visto firmare a Roma uno Stabat Mater che unisce Pergolesi e il Novecento di Giacinto Scelsi, allestito nella Basilica di Santa Maria in Ara Coeli con Michele Mariotti sul podio: ne abbiamo raccontato l’allestimento in questo nostro articolo. Nell’aprile 2026 arriva il suo attesissimo debutto al Teatro alla Scala con Pelléas et Mélisande di Debussy, diretto da Maxime Pascal: trovi tutti i dettagli nel nostro servizio dedicato. Per conoscere meglio le due case italiane che lo ospitano, leggi le nostre schede sul Teatro alla Scala e sul Teatro dell’Opera di Roma; e se vuoi seguire la grande lirica da casa, dà un’occhiata alla nostra guida su dove vedere l’opera in streaming.

Martina Moretti

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