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Francesco Meli, tenore: biografia, voce e ruoli

C’è un momento preciso in cui la carriera di Francesco Meli cambia direzione: intorno al 2009, quando un tenore che si era fatto conoscere nel belcanto — Nemorino, Elvino, Almaviva — comincia a lasciarsi alle spalle quel repertorio per andare verso il lirico e lo spinto. È una scelta rischiosa, quella che ha consumato molte voci. Nel suo caso ha prodotto uno dei tenori verdiani più richiesti della sua generazione, arrivato nel 2024 al debutto nel ruolo che è insieme meta e trappola per ogni tenore: Otello.

Chi è

Nato a Genova nel 1980, Meli comincia a studiare canto a diciassette anni al Conservatorio «Niccolò Paganini» della sua città, allievo di Norma Palacios, e prosegue poi con il mezzosoprano Franca Mattiucci. Prima ancora del debutto colleziona premi in concorsi importanti — Caruso, Zandonai, Tosti.

Il debutto arriva nel 2002 al Festival dei Due Mondi di Spoleto, come Malcolm nel Macbeth di Verdi; nella stessa estate è solista nella Petite messe solennelle di Rossini e nella Messa di Gloria di Puccini. Un anno dopo, a soli ventitré anni, è alla Scala nei Dialogues des Carmélites diretto da Riccardo Muti, nel ruolo del Chevalier: un ingresso in scena che pochi tenori italiani hanno avuto così presto.

La voce e il repertorio

Meli è oggi un tenore lirico-spinto, con oltre cinquanta ruoli in repertorio. La traiettoria è leggibile con chiarezza: parte dal belcanto e da Rossini (Almaviva, Argirio nel Tancredi, Contareno), attraversa il Mozart di Don Giovanni e Così fan tutte, passa per Nadir nei Pêcheurs de perles e per Werther, e approda a Verdi: Alfredo, il Duca di Mantova, Macduff, Manrico, Riccardo, Radamès, Don Carlo.

Il debutto come Radamès al Festival di Salisburgo nel 2017, in un’Aida accanto ad Anna Netrebko, segna il passaggio definitivo alla fascia spinta. Il traguardo successivo arriva il 20 novembre 2024, quando inaugura la stagione del Teatro La Fenice con il ruolo del titolo in Otello, diretto da Myung-Whun Chung nella regia di Fabio Ceresa, con Francesca Dotto (Desdemona) e Luca Micheletti (Jago). A Venezia era arrivato anni prima come Almaviva: la distanza fra quei due ruoli racconta l’intera parabola vocale.

I teatri e i riconoscimenti

Alla Scala ha cantato in oltre venti produzioni diverse nell’arco di vent’anni, ed è stato più volte protagonista della serata inaugurale del 7 dicembre: come Macduff nel Macbeth del 2021 e nel ruolo del titolo nel Don Carlo del 2023, diretto da Riccardo Chailly. Canta regolarmente al Metropolitan, alla Royal Opera House di Covent Garden, alla Wiener Staatsoper, all’Opéra de Paris, alla Bayerische Staatsoper, all’Arena di Verona e al Festival di Salisburgo. Fra i direttori con cui lavora più spesso: Muti, Chailly, Mehta, Pappano, Chung, Gatti, Noseda.

Nel 2013 ha ricevuto il Premio Franco Abbiati della critica musicale italiana per le sue interpretazioni verdiane; nel febbraio 2024 la Regione Liguria gli ha conferito la Croce d’oro di San Giorgio, massima onorificenza regionale, con una cerimonia al Teatro Carlo Felice. Proprio al Carlo Felice, dal 2020, è direttore artistico dell’Accademia di alto perfezionamento per cantanti lirici, di cui definisce personalmente i piani di studio: un ritorno alla città dove aveva cominciato.

Dove ascoltarlo

Nell’estate 2026 è all’Arena di Verona come Alfredo nella nuova Traviata inaugurale e come Ismaele nel Nabucco; in maggio e giugno era stato Ismaele anche nel Nabucodonosor alla Scala diretto da Chailly. Per la stagione 2026/27 è annunciato di nuovo come Macduff nel Macbeth scaligero diretto da Chung con la regia di Damiano Michieletto, e come Ruggero nella Rondine al Teatro dell’Opera di Roma.

Per prepararsi all’ascolto, nella nostra Videoteca trovi «Aida» in versione integrale e la guida alla trama della «Traviata».

Martina Moretti

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