Un evento che ha il sapore della storia, tanto sul palco quanto in platea. Dopo sette anni di attesa, John Adams, uno dei più influenti e celebrati compositori viventi, torna a dirigere l’Orchestra e il Coro dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia. L’appuntamento, fissato per il 6, 7 e 8 novembre presso la Sala Santa Cecilia dell’Auditorium Parco della Musica, si preannuncia come uno dei momenti culminanti della stagione sinfonica romana, realizzato in collaborazione con il prestigioso Romaeuropa Festival.
Al centro del programma, un’opera che ha ridefinito i confini del teatro musicale contemporaneo: *Nixon in China*. Per la prima volta eseguita a Santa Cecilia, di quest’opera verranno presentate tre scene cruciali. Lontano dai miti classici e dai drammi storici ottocenteschi, Adams, su idea del regista Peter Sellars, scelse nel 1987 di musicare la cronaca quasi in diretta: lo storico incontro del 1972 tra il presidente statunitense Richard Nixon e il leader cinese Mao Tse-tung. Un evento descritto all’epoca come “la settimana che cambiò il mondo”, che nell’opera di Adams diventa un’acuta riflessione sul potere, l’ideologia e l’umanità dietro le maschere della politica. La partitura è un tessuto sonoro ibrido e affascinante, dove il minimalismo si fonde con echi wagneriani, sonorità da big band e un’orchestrazione audace che include sassofoni e sintetizzatori.
A dare voce ai protagonisti di questo storico incontro un cast di prim’ordine: il soprano Mary Bevan vestirà i panni di Pat Nixon, mentre i baritoni John Moore, Gurgen Baveyan e Patrizio La Placa interpreteranno le figure maschili chiave. L’evento rappresenta una rara e preziosa occasione di ascoltare l’opera sotto la bacchetta del suo stesso creatore, una garanzia di aderenza assoluta alla visione originale.
Il concerto offre però un viaggio più ampio nel paesaggio sonoro americano. L’apertura è affidata a *Short Ride in a Fast Machine*, una fanfara adrenalinica dello stesso Adams che funge da perfetto manifesto del suo stile pulsante e ritmicamente incalzante. A fare da contrappunto, la celebre suite da *Billy the Kid* di Aaron Copland, un capolavoro che evoca gli spazi sconfinati e il mito del West americano. Il programma crea così un dialogo avvincente tra due generazioni di compositori americani, tra l’epica cinematografica di Copland e la cronaca post-moderna di Adams.
Il ritorno di John Adams a Roma non è dunque solo un concerto, ma un’immersione profonda nella musica che osa raccontare il nostro tempo. Un’occasione imperdibile per assistere all’incontro tra una delle più prestigiose istituzioni musicali italiane e un gigante della composizione, cronista geniale delle complessità del mondo contemporaneo.
