Aria di tensione a Bergamo, dove il sipario del Donizetti Opera Festival, atteso per il 14 novembre, sta per alzarsi su un palcoscenico non solo di musica, ma anche di acceso dibattito culturale. Al centro della bufera vi è “Deux hommes et une femme”, un’opera comica del maestro bergamasco, accusata dalla Rete locale contro la violenza di genere di essere un’offesa alla sensibilità contemporanea e una pericolosa normalizzazione della violenza domestica.
La protesta, culminata in un presidio cittadino, si concentra su scene e passaggi del libretto ritenuti inaccettabili. In particolare, il verso “Puoi picchiar la tua diletta/non la dei però accoppar” è stato brandito come simbolo di una mentalità che, seppur contestualizzata nell’Ottocento, stride dolorosamente con l’odierna lotta contro i femminicidi. Le attiviste non chiedono la censura, ma una netta presa di distanza da parte del teatro, affinché la rappresentazione diventi spunto per una condanna storica della misoginia, anziché una sua involontaria banalizzazione attraverso il registro della farsa.
Immediata e argomentata la replica di Riccardo Frizza, direttore artistico del festival. Secondo Frizza, la protesta nasce da un “fraintendimento” dell’opera e della sua messa in scena. L’intento, spiega, è diametralmente opposto: utilizzare il grottesco per smascherare e criticare proprio quelle dinamiche patriarcali che si intendono combattere. “I personaggi”, sottolinea Frizza, “non sono individui con cui empatizzare, ma maschere caricaturali ereditate dalla Commedia dell’Arte”. La regia, affidata a Stefania Bonfadelli, lavora proprio per amplificare questa distanza, trasformando la parodia in uno strumento di consapevolezza critica per lo spettatore, e non in un modello comportamentale.
Il direttore allarga poi l’orizzonte, ricordando come il melodramma, da “Carmen” a “Madama Butterfly”, da “Otello” a “Lucia di Lammermoor”, sia costellato di figure femminili oppresse e vittime di violenza. Cancellare o edulcorare queste opere, suggerisce Frizza, non significherebbe risolvere il problema, ma piuttosto perdere un’occasione preziosa per “riflettere su quanto certi meccanismi sociali e culturali restino purtroppo attuali”. L’arte, dunque, non come manuale di buone maniere, ma come specchio, talvolta impietoso, della società, capace di stimolare il pensiero critico proprio attraverso la rappresentazione del suo lato più oscuro.
La polemica di Bergamo trascende così il singolo evento, ponendo una questione fondamentale sul ruolo dell’arte oggi. Deve essa proteggere il pubblico o provocarlo? Deve conformarsi alla sensibilità del presente o sfidarla, usando anche le opere del passato? Mentre la città attende la prima, una cosa è certa: l’opera di Donizetti ha dimostrato, ancora una volta, la sua straordinaria capacità di essere materia viva, pulsante e profondamente radicata nelle tensioni del nostro tempo.
