È il più grandioso, il più cupo e forse il più profondo dei melodrammi di Giuseppe Verdi. Don Carlo — nato in francese come Don Carlos per l’Opéra di Parigi nel 1867, e poi rivisto in italiano fino alla celebre versione in quattro atti della Scala del 1884 — mette in scena, sullo sfondo della Spagna cupa di Filippo II e dell’Inquisizione, un intreccio di amori impossibili e ragion di Stato. L’infante Don Carlo ama Elisabetta di Valois, che per ragioni politiche è diventata sua matrigna sposando il padre; il marchese di Posa sogna la libertà delle Fiandre; la principessa Eboli trama per gelosia; e su tutti incombe il Grande Inquisitore. Tratta dal dramma di Friedrich Schiller, è un’opera di potere, solitudine e disillusione.
Per (ri)vederla per intero abbiamo scelto le migliori edizioni complete disponibili gratuitamente su YouTube: dalle leggendarie produzioni degli anni Ottanta — Orange e Salisburgo — alla storica prima della Scala del 1992 con Pavarotti e Muti, fino a una recente messa in scena italiana. Quattro modi di affrontare il capolavoro più ambizioso di Verdi.
Perché «Ella giammai m’amò» è il cuore segreto dell’opera
In mezzo a tanti amori e congiure, il momento più alto di Don Carlo non è un duetto d’amore ma un uomo solo, di notte, nel suo studio. È il monologo di Filippo II, «Ella giammai m’amò»: il re più potente del mondo confessa a se stesso che la moglie non lo ha mai amato, che il potere non dà felicità, che dormirà solo «nell’avello dell’Escurial». È una delle pagine più grandi mai scritte per voce di basso, e racchiude il vero tema dell’opera: la solitudine di chi comanda. Quando, poco dopo, arriva il Grande Inquisitore — altra voce di basso, cieco e novantenne — e umilia il re in nome della Chiesa, si tocca uno dei vertici del teatro verdiano. Le edizioni qui sotto vivono o muoiono sulla qualità dei loro Filippo.
Orange 1984 – Caballé, Aragall, Bumbry, Bruson, Estes
Una serata leggendaria sotto il cielo della Provenza. Alle Chorégies d’Orange, nel 1984, un cast da sogno dà vita a un Don Carlo di grande respiro: Montserrat Caballé è un’Elisabetta dalla voce celestiale, Giacomo Aragall un Don Carlo appassionato, Grace Bumbry una Eboli di fuoco, Renato Bruson un Posa nobilissimo e Simon Estes un Filippo autorevole. La cornice dell’antico teatro romano all’aperto aggiunge solennità a una delle migliori compagnie di canto degli anni Ottanta. Con sottotitoli in inglese.
Salisburgo 1986 – Karajan: Carreras, Baltsa, Cappuccilli, Furlanetto
L’ultima grande visione verdiana di Herbert von Karajan. Al Festival di Salisburgo, nel 1986, il direttore austriaco firma un Don Carlo sontuoso e monumentale, con José Carreras protagonista, Agnes Baltsa come Eboli, Piero Cappuccilli come Posa, Ferruccio Furlanetto come Filippo e Matti Salminen come Inquisitore. Il suono dei Wiener Philharmoniker sotto Karajan è di una bellezza quasi irreale: ampio, levigato, drammatico. Una lettura di grande respiro sinfonico, fra le più celebri della discografia.
La Scala 1992 – Muti, con Luciano Pavarotti (in due parti)
La prima della Scala del 7 dicembre 1992, la serata di Sant’Ambrogio: una delle più attese di sempre. Sul podio Riccardo Muti, che proprio con Don Carlo nella sua versione in quattro atti dava una delle sue letture verdiane più rigorose e intense; protagonista Luciano Pavarotti nei panni dell’infante, accanto a Daniela Dessì, Luciana D’Intino, Paolo Coni e Samuel Ramey. È un documento prezioso di una stagione irripetibile del Teatro alla Scala. Su YouTube è pubblicata in due parti.
Una produzione italiana recente – Opera Streaming
Per chiudere con uno sguardo contemporaneo, una ripresa recente e integrale trasmessa da Opera Streaming, il progetto che porta in diretta le produzioni dei teatri dell’Emilia-Romagna. È l’occasione per vedere come i teatri italiani di oggi affrontano questo gigante verdiano: qualità audio e video moderne, una concertazione attuale e una messa in scena pensata per il pubblico contemporaneo. La scelta giusta per chi vuole un Don Carlo recente e ben ripreso.
Quattro Don Carlo diversi: due leggendarie produzioni degli anni Ottanta, la prima scaligera di Pavarotti e Muti e una moderna messa in scena italiana. Buona visione — e fermatevi, di notte, ad ascoltare «Ella giammai m’amò».
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