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Giganti della Classica a Roma: Batiashvili, Capuçon e Thibaudet inaugurano la Stagione da Camera di Santa Cecilia

Un autunno romano nel segno dell’eccellenza musicale. La Stagione da Camera dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia si prepara a un’inaugurazione memorabile, affidata a un trio di autentiche superstar del concertismo mondiale. Il prossimo 1° novembre 2025, la Sala Sinopoli dell’Auditorium Parco della Musica ospiterà un evento attesissimo: il concerto che vedrà per la prima volta insieme nella Capitale la violinista Lisa Batiashvili, il violoncellista Gautier Capuçon e il pianista Jean-Yves Thibaudet. Un appuntamento che si preannuncia come uno dei vertici della stagione, unendo tre personalità artistiche uniche in un dialogo musicale che promette scintille.

Non si tratta di una semplice collaborazione, ma di un vero e proprio “supergruppo” della musica classica. Lisa Batiashvili, fresca della prestigiosa nomina a professoressa di violino al Mozarteum di Salisburgo, è celebre per il suo virtuosismo magnetico e la profondità interpretativa. Gautier Capuçon, definito uno dei massimi ambasciatori del violoncello del nostro tempo, porta con sé un suono caldo e avvolgente, capace di toccare le corde più intime dell’ascoltatore. A completare il trio, l’eleganza aristocratica di Jean-Yves Thibaudet, un pianista la cui raffinatezza stilistica spazia con disinvoltura dal grande repertorio classico alle incursioni nel cinema e nelle arti visive. Vederli interagire sul palco non è solo un piacere per l’udito, ma un’occasione per assistere a un raro momento di sinergia tra maestri.

Il programma scelto per questa serata speciale è un affascinante percorso attraverso l’evoluzione del trio con pianoforte, un viaggio che esplora i linguaggi e le tensioni a cavallo tra Ottocento e Novecento. Si parte con il giovanile Trio n. 1 di Šostakovič, un’opera scritta ad appena diciassette anni, compressa in un unico movimento ma già carica di quella tensione drammatica e di quel lirismo malinconico che diventeranno la cifra stilistica del compositore russo.

Seguirà una vera e propria rarità: il Trio in sol maggiore di Claude Debussy. Composto nel 1880, è un lavoro che sorprende, lontano dall’immaginario impressionista a cui il nome del compositore è indissolubilmente legato. È una partitura ancora intrisa di romanticismo, energica e appassionata, in cui si avvertono echi schumanniani e brahmsiani, ma dove già si intravedono i germi di quella futura, rivoluzionaria ricerca timbrica.

La chiusura del concerto è affidata a uno dei capolavori assoluti del repertorio cameristico: il Trio n. 3 op. 65 di Antonín Dvořák. Qui la scrittura si fa densa, drammatica, quasi sinfonica. L’opera unisce la solidità della forma classico-romantica a un’inesauribile vena melodica e ritmica ispirata al folklore boemo. È un brano che richiede agli interpreti non solo un virtuosismo impeccabile, ma anche una totale fusione e un’intensità espressiva costante, elementi che questo straordinario trio saprà senza dubbio esaltare. Un’inaugurazione che è già una dichiarazione d’intenti: quella di una stagione destinata a regalare al pubblico romano emozioni indimenticabili.

Martina Moretti

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