Bergamo si prepara a un altro autunno nel nome del suo figlio più illustre, e il festival Donizetti Opera 2025 cala un asso di grande interesse: un dittico che affianca una farsa celebre a un’opéra-comique di più rara esecuzione. Al Teatro Sociale andrà in scena una nuova produzione che unisce *Il campanello* a *Deux hommes et une femme*, due atti unici che, pur nati in contesti diversi, esplorano con ironia e malinconia le tribolazioni del cuore. Una proposta, questa, che si preannuncia come uno degli appuntamenti più intriganti del festival, non solo per la scelta del repertorio ma per la visione artistica che la anima.
Il progetto è affidato a un team creativo interamente al femminile, guidato dalla regista Stefania Bonfadelli, che promette una lettura unitaria e innovativa. L’idea, come da lei dichiarato, è quella di trattare i due titoli “come se fossero la stessa opera”, uniti da un sottile fil rouge drammaturgico e musicale. La regista individua nella comicità donizettiana, raffinata e situazionale, un “dramma sotterraneo” che conferisce ai personaggi una natura tragicomica. Non solo la risata facile, quindi, ma una riflessione sulla malinconia e sul bisogno d’amore che accomuna personaggi come Annibale Pistacchio e Pepé. Un “meccanismo a orologeria”, un “carillon” perfetto che svela le sfaccettature di un Donizetti sempre maestro di teatro.
Sul podio dell’ensemble su strumenti d’epoca Gli Originali, troveremo la bacchetta giovane e già affermata di Enrico Pagano. Il direttore sottolinea il ruolo cruciale di Donizetti quale “trait d’union tra il teatro settecentesco e il Romanticismo”, un evolversi costante che si percepisce anche nel divario stilistico tra le due partiture: *Il campanello* (proposto nella versione napoletana del 1837 con recitativi musicati) ancora legato a un’orchestrazione tardo-classica, e *Deux hommes et une femme* (eseguita nell’originale francese dall’edizione critica di Paolo A. Rossini), che già guarda a impasti timbrici decisamente romantici.
Ma il vero colpo di teatro di questa produzione risiede nel cast. Il palcoscenico sarà infatti calcato dai giovani talenti della Bottega Donizetti, l’acclamato progetto di alto perfezionamento del festival. A far loro da mentore e guida una vera e propria leggenda del repertorio buffo: Alessandro Corbelli. Il baritono, punto di riferimento mondiale per questo repertorio, interpreterà il ruolo di Gasparo in *Deux hommes et une femme*, offrendo non solo la sua arte sopraffina ma anche un’occasione di crescita impagabile per i giovani colleghi. Un ideale passaggio di testimone che incarna perfettamente lo spirito del festival: guardare al futuro dell’opera onorando la sua più grande tradizione.
L’accostamento delle due opere si rivela particolarmente felice: entrambe ruotano attorno a un triangolo sentimentale. Se ne *Il campanello* la prima notte di nozze tra Serafina e lo speziale Don Annibale viene sabotata dagli infiniti travestimenti dell’ex amante Enrico, in *Deux hommes et une femme* (titolo originale *Rita*) la locandiera si ritrova contesa, suo malgrado, tra il timido secondo marito Pepé e il violento primo consorte Gasparo, creduto morto. Un’opera, quest’ultima, che dietro la facciata comica affronta temi di sconcertante modernità come la violenza domestica, aggiungendo un ulteriore strato di profondità a questo stimolante dittico bergamasco. Un appuntamento imperdibile per chi cerca un Donizetti che sappia ancora sorprendere, divertire e far riflettere.
