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Daniel Harding e il cosmo di Mahler: a Santa Cecilia risuona la monumentale Terza Sinfonia

L’Auditorium Parco della Musica si prepara a ospitare un evento di portata titanica, uno di quegli appuntamenti che segnano la stagione concertistica. Dal 18 al 20 dicembre, nella Sala Santa Cecilia, il nuovo Direttore Musicale Daniel Harding salirà sul podio per guidare l’Orchestra e il Coro dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia nell’esecuzione della Sinfonia n. 3 di Gustav Mahler, un vero e proprio universo sonoro che prosegue l’ambizioso ciclo integrale dedicato al compositore boemo.

Con questa esecuzione, Harding, fresco di nomina, conferma una linea programmatica chiara e audace. Affrontare la Terza Sinfonia non è solo una prova di virtuosismo tecnico e interpretativo, ma una dichiarazione d’intenti. Si tratta infatti della sinfonia più lunga del repertorio corrente, un’architettura musicale colossale che Mahler stesso concepì come un affresco completo della creazione, dalla materia inanimata alla spiritualità più elevata. “La sinfonia deve essere come il mondo. Deve contenere tutto”, affermava il compositore, e in quest’opera monumentale, scritta tra il 1893 e il 1896, sembra aver raggiunto il suo scopo.

Il viaggio sonoro, che si estende per circa cento minuti, parte da un’esplosione primordiale nel primo movimento, evocando il risveglio di Pan e le forze dionisiache della natura. È un’immersione totale in un poema cosmogonico dove marce telluriche si alternano a momenti di estatica contemplazione.

Ma è nel cuore della sinfonia che l’elemento vocale, tanto caro al mondo della lirica, emerge con una potenza quasi mistica. La voce sarà quella del rinomato contralto tedesco Wiebke Lehmkuhl, solista di riferimento nel repertorio tardo-romantico. A lei è affidato il quarto movimento, un Lied notturno e misterioso sulle parole tratte da “Così parlò Zarathustra” di Nietzsche: “O Mensch! Gib Acht!” (O uomo! Sta’ attento!). Un momento di profonda introspezione filosofica, sospeso nel tempo, che funge da perno emotivo dell’intera composizione. Subito dopo, nel quinto movimento, la Lehmkuhl dialogherà con il Coro femminile e le Voci Bianche per un canto angelico, gioioso e quasi fanciullesco, sulle parole del “Des Knaben Wunderhorn”.

Questo concerto si innesta in una relazione storica profonda tra Mahler e Roma. L’Accademia di Santa Cecilia fu, infatti, l’unica istituzione italiana a ospitare il compositore come direttore, per ben quattro volte tra il 1907 e il 1910. Un legame che, decenni dopo, si è consolidato anche nel cinema, quando l’orchestra ceciliana incise il celebre Adagietto della Quinta Sinfonia per la colonna sonora di “Morte a Venezia” di Luchino Visconti.

L’appuntamento con Harding, l’orchestra e la voce di Wiebke Lehmkuhl promette quindi di essere più di un semplice concerto: un’esperienza immersiva, un’esplorazione del rapporto tra uomo, natura e divino. Per chi volesse approfondire, il musicologo Ernesto Napolitano terrà una guida all’ascolto il 19 dicembre. Per tutti gli altri, l’appuntamento è in sala, o in diretta su Rai RadioTre (il 19 dicembre), per assistere al compiersi di una profezia. Quella di Mahler stesso, che un giorno disse: “Il mio tempo verrà”. A Santa Cecilia, quel tempo è decisamente arrivato.

Martina Moretti

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