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Olympia di Nicola Campogrande in prima mondiale al Comunale di Bologna: l’opera sull’amore ai tempi dell’intelligenza artificiale

Un’opera che intreccia uno dei tratti più antichi dell’umanità — l’amore — con una delle più recenti conquiste tecnologiche, l’intelligenza artificiale. È Olympia, lavoro in due atti di Nicola Campogrande su libretto di Piero Bodrato, andato in scena dal 15 al 19 maggio al Comunale Nouveau in prima rappresentazione mondiale. Il nuovo titolo, liberamente ispirato ai Racconti di E.T.A. Hoffmann, è una commissione del Teatro Comunale di Bologna nell’ambito della residenza triennale 2024-2026 del compositore. Sul podio Riccardo Frizza, Direttore musicale e artistico del Donizetti Opera Festival; la regia è affidata a Tommaso Franchin.

Una creatura artificiale e i suoi interrogativi

L’opera prende le mosse dalla creazione più riuscita del professor Spallanzani: Olympia, una giovane donna di straordinario fascino che ignora di essere un androide. Celebrata come l’alba di una nuova era, la creatura attira su di sé fascinazioni, desideri, dubbi. Quando la verità sulla sua natura artificiale viene svelata, si aprono interrogativi sui limiti della scienza e sull’etica della creazione artificiale, soprattutto nel momento in cui Olympia stessa comincia a riflettere sulla propria identità e sui confini tra umano e macchina.

«Per me, e per il mio librettista Piero Bodrato, la cosa più bella che si possa fare è scrivere opere che portino in palcoscenico il nostro tempo, cercando dietro la cronaca i pensieri, magari gli errori che stanno plasmando il futuro. E cantarli. Così nell’estate 2022 abbiamo cominciato a immaginare un’opera sulle tecnologie senzienti e sull’intelligenza artificiale, che in quel momento sembravano qualcosa di futuribile — per dare un riferimento, il primo Chat GPT è stato poi lanciato nel novembre di quell’anno». — Nicola Campogrande

L’idea, racconta il compositore torinese, era riprendere liberamente la traccia di alcuni racconti scritti da Hoffmann all’inizio dell’Ottocento, che parlavano di automi, per farne una storia ambientata nel presente. Lo spazio del Comunale Nouveau, dove il Teatro Comunale è temporaneamente in trasferta, è sembrato fin da subito ideale per ospitare un’opera così legata alla contemporaneità.

Cast giovane, scrittura tonale e orchestrazione raffinata

Protagonista sul palco un cast di giovani talenti: Isidora Moles nel ruolo di Olympia, Francesco Castoro come Jean Paul Dupont, Silvia Beltrami nei panni della filosofa scozzese Sherry Hope, Stefan Astakhov come l’ingegner Lamberto Spallanzani. Interprete di Zoltan, imprenditore apolide, è Eugenio Di Lieto. Le scene sono di Fabio Carpene, i costumi di Giovanna Fiorentini, le luci di Manuel Garzetta. L’Orchestra e il Coro — preparato da Giovanni Farina — sono quelli del Teatro Comunale di Bologna.

«L’Olympia di Campogrande è basata su un impianto tonale e una ricerca armonica puntuale e dettagliata — commenta Riccardo Frizza — e ha un ulteriore punto di forza nell’orchestrazione, esuberante e ben curata. Campogrande in questo ha fatto un lavoro straordinario che trova il bilanciamento ottimale con le voci in un ordito dove gli strumenti, le tante percussioni ad esempio, si colorano di nuances affascinanti, comprendendo pennellate jazzistiche e suggestioni folcloriche». — Riccardo Frizza

Una ginoide che sceglie l’autocoscienza

Per il regista Tommaso Franchin, alla sua terza collaborazione con Campogrande dopo Opera italiana al Festival della Valle d’Itria (2022) e De bello gallico al Teatro Pergolesi Spontini di Jesi (2023), Olympia rappresenta una sfida drammaturgica significativa: «Olympia, la ginoide concepita dal suo stesso inventore come strumento e oggetto, non rimane specchio muto del desiderio maschile, ma intraprende un cammino verso l’autocoscienza e l’autonomia. Il suo percorso diviene allora il centro drammaturgico dell’opera».

Considerato tra i compositori italiani più significativi della sua generazione, Nicola Campogrande è autore di numerose opere di teatro musicale, sinfoniche e cameristiche. La sua musica, pubblicata in esclusiva da Breitkopf & Härtel dal 2017, è stata eseguita da interpreti quali Riccardo Chailly, Gauthier Capuçon, Roberto Abbado, Mario Brunello e da compagini quali la Filarmonica della Scala, la National Symphony Orchestra di Washington e l’Orchestre National d’Île-de-France.

Martina Moretti

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