Roma si prepara a un autunno di sperimentazione lirica con un evento che fonde archeologia industriale, musica barocca e giovani talenti. Dal 25 al 29 ottobre 2025, la Sala Macchine della Centrale Montemartini diventerà il palcoscenico per la prima esecuzione italiana di *Piramo e Tisbe*, una “mock opera” del compositore tedesco-britannico John Frederick Lampe, contemporaneo e collega di Händel. L’iniziativa, che debutterà in occasione del World Opera Day, nasce da una sinergia inedita tra il Teatro dell’Opera di Roma, il Teatro di Roma e la Sovrintendenza Capitolina, promettendo un’esperienza culturale fuori dagli schemi.
L’operazione è tanto musicologica quanto artistica. La partitura, una gemma dimenticata del 1745, è stata riscoperta dal musicologo Lorenzo Tozzi, che ne ha curato anche la consulenza musicale. L’opera di Lampe non è una semplice trasposizione del mito ovidiano, ma una brillante e corrosiva parodia dell’opera seria italiana, all’epoca imperante a Londra. Ispirandosi alla goffa rappresentazione degli artigiani nel *Sogno di una notte di mezza estate* di Shakespeare, Lampe mette alla berlina gli eccessi, i virtuosismi e le trame improbabili che facevano la fortuna (e la sfortuna) dei teatri londinesi, sfidando persino la popolarità della celebre *Beggar’s Opera*.
Il cuore pulsante del progetto è la sua vocazione generazionale. A dare vita e voce a questa ironica tragedia saranno i giovani artisti di “Fabbrica”, lo Young Artist Program del Teatro dell’Opera, affiancati dai talenti del Corso di perfezionamento del Teatro di Roma. Sotto la guida del regista Cesare Scarton, che ha curato anche l’adattamento drammaturgico, un cast di nuove promesse si confronterà con un repertorio che richiede non solo abilità vocale ma anche una spiccata verve teatrale. I recitativi, andati perduti, sono stati tradotti in italiano per garantire una piena comprensione, mentre le arie e i duetti superstiti risuoneranno nella lingua inglese originale.
La scelta della Centrale Montemartini non è casuale, ma ne è l’elemento più suggestivo. L’ex centrale termoelettrica, oggi straordinario museo dove sculture della Roma antica dialogano con turbine e motori diesel d’inizio Novecento, offre una cornice post-industriale mozzafiato. In questo spazio, il mito di Piramo e Tisbe, che comunicano attraverso una crepa nel muro, acquista nuove risonanze simboliche: un dialogo tra epoche, tra l’antico e il moderno, tra l’arte e la macchina. Sarà un’occasione unica per vedere come una parodia settecentesca dell’opera possa ancora parlare al pubblico contemporaneo, in un allestimento che promette di essere tanto intelligente quanto visivamente potente. La prima del 25 ottobre, inoltre, sarà trasmessa in diretta streaming sui canali social dell’Opera di Roma, portando questa audace produzione oltre le mura del museo.
