Dopo trentaquattro anni di assenza dalle scene bolognesi, torna al Teatro Comunale di Bologna Roberto Devereux, uno dei vertici del belcanto donizettiano. L’opera, l’ultima della cosiddetta “trilogia Tudor” di Gaetano Donizetti, va in scena al Comunale Nouveau dal 17 al 22 aprile in un allestimento firmato da Alfonso Antoniozzi, con la direzione musicale di Renato Palumbo.
Un cast di eccellenze belcantistiche
Nel ruolo del titolo — il conte Robert Devereux, favorito caduto in disgrazia — canta Francesco Demuro, mentre la figura della regina Elisabetta I Tudor, vero fulcro drammatico dell’opera, è affidata al soprano Roberta Mantegna. Raffaella Lupinacci interpreta Sara, duchessa di Nottingham e amata da Roberto, e Vladimir Stoyanov veste i panni del marito tradito, il Duca di Nottingham. Le scene sono di Monica Manganelli, i costumi di Gianluca Falaschi, le luci di Paolo Liaci; la regia è ripresa da Luisa Baldinetti.
La solitudine del potere regale
Pur portando nel titolo il nome del protagonista maschile, Roberto Devereux è in realtà un dramma centrato sulla sovrana Tudor: un’opera che mette in luce la solitudine del potere regale e lo scorrere inesorabile del tempo. La vicenda esplora la progressiva decadenza emotiva di una regina divisa tra ragion di Stato e passioni private. La tensione culmina nell’ultima aria intonata da Elisabetta, la celebre “Vivi ingrato, a lei d’accanto”: una cantilena intensa e struggente in cui la sovrana, dopo aver condannato a morte l’uomo che amava, manifesta il desiderio di liberarsi dal peso del proprio ruolo.
La visione metateatrale di Antoniozzi
L’allestimento, creato originariamente per il Teatro Carlo Felice di Genova nel 2016 e ripensato per gli spazi del Nouveau a dieci anni dal debutto, si sviluppa in una dimensione dichiaratamente metateatrale. Lo spazio scenico si ispira ad elementi architettonici che evocano il Globe Theatre e l’atmosfera dell’Inghilterra elisabettiana. «Gli anni di regno gravano su di lei come il suo manto ogni giorno più pesante — spiega Antoniozzi — i giorni sempre uguali passati a recitare la parte della regina, rinunciando a essere donna, sono come una maschera diventata troppo stretta».
Baritono di fama internazionale, Antoniozzi affianca da anni alla carriera di cantante quella di regista, firmando produzioni come Il barbiere di Siviglia e Gianni Schicchi ad Astana, Le nozze di Figaro al Colón di Buenos Aires, Anna Bolena al Regio di Parma, Aida e Maria Stuarda al Carlo Felice. Al Comunale bolognese aveva debuttato come regista nel 2009 con Don Pasquale.
Palumbo sul podio
Renato Palumbo è direttore d’orchestra ospite dei principali teatri e festival internazionali: dalla Scala all’Opéra de Paris, dalla Royal Ballet & Opera di Londra alla Wiener Staatsoper, fino all’Arena di Verona e ai palcoscenici di Amburgo, Tokyo, Buenos Aires, Madrid e Barcellona. La sua lettura di Donizetti è attesa con particolare interesse per la capacità di coniugare rigore filologico e intensità espressiva.
