Trieste si prepara a un’apertura di stagione lirica che ha già il sapore dell’evento. Per la stagione 2025-2026, il Teatro Lirico Giuseppe Verdi non si limita ad alzare il sipario su un nuovo allestimento, ma lancia una sfida culturale tanto ambiziosa quanto affascinante: un “Progetto Figaro” che lega in un unico arco narrativo e visivo *Il Barbiere di Siviglia* di Gioachino Rossini e *Le Nozze di Figaro* di Wolfgang Amadeus Mozart. A firmare questa impresa monumentale è una leggenda vivente del teatro, il maestro Pier Luigi Pizzi, che al suo debutto triestino sceglie di esplorare la duplice incarnazione del personaggio più sovversivo della storia dell’opera.
L’idea, di per sé, è un colpo di genio artistico e strategico. Andando oltre la semplice programmazione di due capolavori, il Verdi, sotto la guida di Pizzi e del suo fidato team creativo, propone un dialogo a distanza tra Rossini e Mozart, tra la giovinezza ardente del “factotum” e la maturità disincantata del servitore che lotta per i propri diritti. Si tratta di un’operazione che mira a restituire la profondità e la continuità del percorso rivoluzionario del personaggio creato da Beaumarchais, permettendo al pubblico di seguirne l’evoluzione in un’esperienza quasi cinematografica.
La visione di Pizzi, come da lui stesso anticipato, si concentra sull’essenza, su una scenografia che diviene “luogo dell’anima” e della memoria, rifuggendo l’imitazione per puntare all’ “espressione”. Un approccio neoclassico che promette di sposare la chiarezza visiva con la perfezione formale delle due partiture, trovando un linguaggio stilistico che possa unire la spumeggiante energia rossiniana alla malinconica complessità mozartiana. Le scene, si anticipa, evocheranno l’eleganza luminosa e sobria della stessa architettura triestina, creando un legame profondo con la città.
Sul podio, a governare questo complesso dittico, troveremo la bacchetta di Enrico Calesso, reduce dai recenti successi e ormai punto di riferimento musicale per la Fondazione. Sarà lui a guidare l’Orchestra e il Coro del Verdi attraverso le due partiture, garantendo coesione musicale al progetto.
Di altissimo profilo anche le compagnie di canto, scelte senza prevedere secondi cast a garanzia di una qualità costante per tutte le recite. Per *Il Barbiere di Siviglia*, avremo l’esuberanza di Alessandro Luongo nel ruolo del titolo, affiancato dal debutto triestino del mezzosoprano Annalisa Stroppa come Rosina e dal Conte di Marco Ciaponi. Per *Le Nozze di Figaro*, la metamorfosi del personaggio sarà affidata all’esperienza di Simone Alberghini, con Carolina Lippo nel ruolo di Susanna. Accanto a loro, un cast di stelle che include Ekaterina Bakanova (la Contessa), il baritono di fama mondiale Giorgio Caoduro (il Conte) e il veterano Andrea Concetti (Don Bartolo).
Ma l’innovazione non è solo artistica. Il teatro ha ideato un calendario con repliche sapientemente intrecciate, concepito per incoraggiare il turismo musicale. Questa formula permetterà agli appassionati di assistere a entrambi i titoli nell’arco di un unico fine settimana, confermando e rafforzando il ruolo di Trieste come capitale culturale transfrontaliera, recentemente riconosciuta da Opera UK come una delle migliori destinazioni musicali d’Europa.
Il successo di questa visione sembra già confermato dai numeri: a campagna abbonamenti ancora aperta, il teatro registra un considerevole aumento delle sottoscrizioni, segnale inequivocabile della fiducia che il pubblico ripone in una proposta artistica coraggiosa e di altissima qualità, mantenuta peraltro a prezzi invariati. L’autunno operistico guarda a Trieste, dove la rivoluzione di Figaro non sarà solo in scena, ma anche nel modo di concepire, produrre e vivere il grande teatro musicale.
