L'Opera per Tutti

Il primo sito italiano dedicato agli sconti dei teatri lirici!

Haendel conquista il Costanzi: Il Trionfo del Tempo e del Disinganno debutta a Roma con Carsen e Capuano

Per la prima volta nella sua storia, il Teatro dell’Opera di Roma accoglie Il trionfo del Tempo e del Disinganno di Georg Friedrich Händel. L’oratorio composto dal genio sassone appena ventiduenne nella Roma del 1707, su libretto del cardinale Benedetto Pamphilj, approda al Costanzi dal 7 al 14 aprile 2026 in una produzione che porta la firma di due protagonisti della scena internazionale: il regista Robert Carsen e il direttore Gianluca Capuano.

Dal barocco all’era dei social: la visione di Robert Carsen

Lo spettacolo, già acclamato al Festival di Salisburgo nel 2021, arriva per la prima volta in Italia con un allestimento che trasforma l’allegoria seicentesca in una riflessione tagliente sulla società contemporanea. Carsen legge la contesa tra Bellezza, Piacere, Tempo e Disinganno attraverso la metafora del talent show televisivo: grandi schermi video dominano la scena, incarnando quel successo effimero e quella visibilità a tutti i costi che ossessionano l’era digitale. La vanità del secolo barocco e quella dei mass-media di oggi si rivelano così come due facce della stessa medaglia, unite dalla fragilità di un’identità costruita sul giudizio pubblico.

Capuano e un cast di stelle del barocco

Sul podio, Gianluca Capuano — da anni alla guida di Les Musiciens du Prince-Monaco, ensemble creato da Cecilia Bartoli — torna a collaborare con Carsen dopo il successo del loro Orfeo ed Euridice romano del 2019. Il cast riunisce alcune delle voci più luminose del panorama barocco internazionale: il soprano svedese Johanna Wallroth debutta al Costanzi nel ruolo di Bellezza, affiancata da interpreti che hanno calcato i palcoscenici più prestigiosi d’Europa, dalla Wiener Staatsoper al Glyndebourne Festival.

Un ritorno alle origini

C’è qualcosa di profondamente significativo nel fatto che quest’opera torni a Roma, la città dove fu concepita più di tre secoli fa. Il giovane Händel la compose durante il suo soggiorno italiano, in un periodo di straordinaria fertilità creativa che avrebbe plasmato il suo linguaggio musicale per sempre. Riascoltarla oggi al Costanzi significa riscoprire la freschezza e l’audacia di un capolavoro che, nella lettura di Carsen, parla con sorprendente attualità al nostro presente.

Martina Moretti

Torna in alto