L’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai chiude la stagione 2025/2026 con un programma interamente dedicato a Johannes Brahms. L’appuntamento è per giovedì 4 giugno alle 20.30 all’Auditorium Rai «Arturo Toscanini» di Torino, con replica venerdì 5 giugno alle 20. Il concerto va in diretta su Radio3 e in live streaming sul portale di Rai Cultura.
Sul podio, al posto del previsto Fabio Luisi, sale il direttore tedesco Karl-Heinz Steffens; al pianoforte, in sostituzione di Beatrice Rana, debutta con l’orchestra torinese il giovane Lukas Sternath. Una doppia sostituzione che trasforma la serata in un’occasione di scoperta: Steffens, già primo clarinetto dei Berliner Philharmoniker prima di dedicarsi alla direzione, porta nella lettura di Brahms una conoscenza intima del fraseggio orchestrale; Sternath, classe 2001, è uno dei talenti pianistici più discussi della sua generazione.
Un Concerto che Brahms chiamava «piccolo»
Apre la serata il Concerto n. 2 in si bemolle maggiore op. 83. «Sto terminando un piccolo concerto per pianoforte con un piccolo Scherzo assai grazioso», scriveva l’autore con sorniona ironia: in realtà la partitura, eseguita per la prima volta a Budapest nel 1881 con lo stesso Brahms al pianoforte, si distende su quattro movimenti dalle proporzioni quasi sinfoniche. È un’opera che chiede al solista un dominio tecnico assoluto ma rifiuta ogni virtuosismo gratuito: il pianoforte dialoga con l’orchestra come uno strumento fra gli altri, e il celebre violoncello solo dell’Andante apre uno dei momenti più lirici dell’intero repertorio cameristico-sinfonico ottocentesco.
Cresciuto fra i Piccoli Cantori di Vienna, formatosi con maestri del calibro di Igor Levit, Paul Lewis e Sir András Schiff, Sternath ha trionfato nel 2022 al 71° Concorso ARD di Monaco aggiudicandosi il Primo Premio e ben sette premi speciali. Da allora la sua carriera ha conosciuto una traiettoria fulminea: ECHO Rising Star, BBC New Generation Artist, debutti alla Elbphilharmonie di Amburgo, alla Tonhalle di Zurigo, con i Wiener Philharmoniker. Al Musikverein di Vienna è diventato il più giovane artista nella storia dell’istituzione a curare un proprio ciclo di concerti.
La Seconda Sinfonia, scritta «quasi di getto»
La seconda parte della serata è affidata alla Sinfonia n. 2 in re maggiore op. 73, composta nell’estate del 1877 fra le montagne della Carinzia in poche settimane. Eseguita a Vienna nello stesso anno dai Wiener Philharmoniker diretti da Hans Richter, ottenne un successo immediato. Brahms aveva impiegato più di vent’anni per portare a termine la sua Prima Sinfonia, schiacciato dall’eredità beethoveniana; la Seconda, invece, sgorga rapida e serena, fra paesaggi bucolici e ombre malinconiche tipiche del crepuscolo brahmsiano.
«Più espressione del sentimento che pittura»: la massima beethoveniana, riferita alla Pastorale, sembra applicarsi anche a questa pagina, dove la natura non è descritta ma evocata, vissuta da dentro.
Con Steffens sul podio, l’Orchestra Rai chiude dunque la propria stagione affidandosi a un repertorio cardine del Romanticismo tedesco e a un giovane pianista chiamato a misurarsi con una delle partiture più impegnative del catalogo brahmsiano. Un finale di stagione che ribalta le aspettative del cartellone e si trasforma, per il pubblico torinese e per gli ascoltatori di Radio3, in un’occasione doppiamente attesa.
