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Lohengrin di Wagner al Teatro La Fenice: nuovo allestimento di Damiano Michieletto

Sbarca al Teatro La Fenice di Venezia uno dei titoli più affascinanti del catalogo wagneriano: Lohengrin, opera romantica in tre atti, viene proposto in un nuovo allestimento firmato da Damiano Michieletto, regista tra i più richiesti della scena internazionale che per la prima volta si misura con un titolo di Richard Wagner. Le rappresentazioni sono in programma il 12, 15, 19, 22 e 26 aprile 2026, con la prima che sarà trasmessa in diretta da Rai Radio3.

Un cast di debutti importanti

Sul podio dell’Orchestra e del Coro del Teatro La Fenice sale Markus Stenz, specialista del repertorio wagneriano, affiancato dal maestro del coro Alfonso Caiani. Il tenore americano Brian Jagde debutta nel ruolo eponimo del cavaliere del cigno, mentre Dorothea Herbert interpreta Elsa von Brabant. Chiara Mogini affronta per la prima volta la parte di Ortrud, e Äneas Humm fa il suo debutto come Der Heerrufer des Königs. Completano il cast Anthony Robin Schneider e Andrea Silvestrelli nel ruolo di Heinrich der Vogler, e Claudio Otelli nei panni di Friedrich von Telramund.

Michieletto e l’universo wagneriano

L’allestimento è una coproduzione tra La Fenice, il Teatro dell’Opera di Roma e il Palau de les Arts Reina Sofía di Valencia. Le scene sono firmate da Paolo Fantin, i costumi da Carla Teti, il light design da Alessandro Carletti; la drammaturgia è curata da Mattia Palma, la ripresa della regia affidata ad Amanda Haberpeuntner.

Un’opera che segna una svolta

Composto da Wagner tra il 1846 e il 1848, Lohengrin debuttò al Großherzögliches Hoftheater di Weimar il 28 agosto 1850 sotto l’egida di Franz Liszt, amico e sostenitore del compositore tedesco. La prima italiana si tenne al Teatro Comunale di Bologna il 1° novembre 1871 e rappresentò il debutto assoluto di un’opera di Wagner sulle scene nazionali. Fonte principale del libretto è il poema epico medievale Parzival di Wolfram von Eschenbach: Lohengrin, il cavaliere del cigno, è uno dei custodi del Santo Graal e figlio di Parsifal, protagonista dell’ultimo dramma wagneriano.

«Già con Lohengrin Wagner sviluppa la sua propria concezione musicale — spiega Markus Stenz — che prevede racconti di lungo respiro, distesi attraverso un arco molto ampio. Questo è puro Wagner: con Lohengrin il compositore ha lasciato dietro di sé qualsiasi formato o forma ereditata. Stava diventando indipendente». Il direttore sottolinea inoltre la dimensione cantabile della partitura: «Lohengrin è un grande canto, con un legato che definisce i personaggi soprannaturali come il protagonista e, per la sua purezza, anche Elsa. Wagner utilizza gli archi in modo eccezionale».

L’appuntamento veneziano si preannuncia come uno degli eventi operistici di maggior rilievo della stagione primaverile italiana, con un allestimento di respiro internazionale destinato a circolare nei maggiori teatri europei.

Martina Moretti

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