Tre serate in Sala Santa Cecilia — mercoledì 4, giovedì 5 e venerdì 6 giugno — per il debutto romano del direttore Cristian Macelaru sul podio dell’Orchestra dell’Accademia. Al suo fianco il pianista Kirill Gerstein, in un programma che intreccia tre voci del Novecento: George Gershwin, Maurice Ravel e Samuel Barber.
Romeno di nascita, formatosi negli Stati Uniti, Macelaru ha costruito negli ultimi anni una carriera che lo ha portato a guidare orchestre come la WDR Sinfonieorchester di Colonia e la National Symphony della Romania, conquistando un Grammy Award nel 2020 per la registrazione del Concerto per violino di Wynton Marsalis con la London Symphony Orchestra. Il suo arrivo a Santa Cecilia segna un appuntamento atteso: lo stile preciso, attento al colore e alla narrazione, trova nel repertorio di questa serata un terreno ideale.
Gershwin, Ravel, Barber: tre sguardi sul Novecento
Il programma mette al centro Kirill Gerstein, pianista russo-americano di formazione jazzistica e classica, considerato uno dei più raffinati interpreti del repertorio del Ventesimo secolo. Gerstein affronterà pagine che si muovono tra Europa e America: l’ibridazione gershwiniana tra musica colta e jazz, il rigore impressionista di Ravel filtrato attraverso il suo amore per il sincopato d’oltreoceano, la cifra elegiaca di Samuel Barber.
È un dialogo a distanza fra mondi che, negli anni Venti e Trenta del secolo scorso, si guardavano con reciproca curiosità. Ravel, durante la sua tournée americana del 1928, ascoltò Gershwin a New York e ne rimase affascinato; Gershwin, dal canto suo, chiese a Ravel lezioni di composizione, ricevendo come risposta una battuta divenuta celebre: perché diventare un Ravel di seconda categoria quando puoi essere un Gershwin di prima? Barber, più giovane di entrambi, raccolse questa eredità intrecciando lirismo americano e nostalgia europea.
Currentzis e l’Utopia: il prologo del 3 giugno
Il ciclo Macelaru segue di un solo giorno l’atteso ritorno a Roma di Teodor Currentzis, che martedì 3 giugno ha portato in Sala Santa Cecilia la sua Utopia Orchestra, ensemble indipendente con oltre cento musicisti provenienti da una trentina di Paesi, fondato dal direttore greco con l’obiettivo dichiarato di abbattere ogni compromesso esecutivo.
«Questo sogno non è solo mio — ha spiegato Currentzis — si tratta di un’idea a lungo coltivata: creare senza compromessi ciò che la nostra immaginazione ci propone, alla ricerca del suono perfetto. L’utopia è qualcosa di impossibile, ed è questo che ci attrae: realizzare l’impossibile».
Al suo fianco la violinista norvegese Vilde Frang, interprete del Concerto per violino «Alla memoria di un angelo» di Alban Berg, pagina commovente scritta nel 1935 in memoria di Manon Gropius, figlia di Alma Mahler scomparsa a soli diciotto anni. Nella seconda parte della serata, la Sinfonia n. 1 «Titano» di Gustav Mahler: dal risveglio della natura del primo movimento alle marce funebri grottesche, fino al finale catartico.
Una settimana che ridisegna Santa Cecilia
Tra il fuori-stagione di Currentzis e il debutto di Macelaru, l’Accademia di Santa Cecilia concentra in pochi giorni due appuntamenti che parlano di radicalità interpretativa e di apertura internazionale. Da una parte, l’utopia di un suono cameristico portato dentro la grande orchestra sinfonica; dall’altra, il dialogo tra Vecchio e Nuovo Continente affidato a un direttore in piena maturità e a un solista che del confine tra generi ha fatto la propria cifra.
