Trecento volte Violetta sui palcoscenici di mezzo mondo — da Covent Garden al Metropolitan, da Parigi a Madrid. Adesso il sipario sul personaggio che le ha cambiato la carriera Ermonela Jaho sceglie di chiuderlo a Roma. Dal 21 al 30 giugno 2026 il Teatro dell’Opera ripropone La traviata nell’allestimento firmato da Sofia Coppola con i costumi storici di Valentino Garavani, Maria Grazia Chiuri e Pierpaolo Piccioli: ed è in quella cornice che il soprano albanese dice addio al ruolo verdiano più identificativo del suo repertorio.
La prima è in programma domenica 21 giugno alle ore 19 ed è trasmessa in diretta su Radio3. Sul podio torna Francesco Ivan Ciampa, reduce dai due concerti diretti a settembre per il National Day italiano all’Expo 2025 di Osaka. Le coreografie del Corpo di Ballo dell’Opera sono di Stéphane Phavorin, le scene firmate da Nathan Crowley (production designer Oscar per Tenet e Interstellar) con la collaborazione di Leila Fteita; le luci sono di Vinicio Cheli, il video design di Officine K, regista collaboratrice Marina Bianchi.
Un allestimento che è già un classico
La Traviata di Sofia Coppola debuttò al Costanzi nel maggio 2016 e da allora ha attraversato le stagioni romane del 2016/17, 2017/18 e 2018/19, accompagnando l’Opera di Roma nelle due tournée giapponesi del 2018 e 2023 al Bunka Kaikan di Tokyo. Lo sguardo della regista di Marie Antoinette ha sciolto il dramma verdiano in un’estetica fatta di luce, raso e malinconia: una Violetta che pare uscita da una pellicola anni Sessanta, ritratta nei suoi sussulti privati più che nei furori melodrammatici.
I costumi disegnati nel 2016 da Valentino Garavani con Chiuri e Piccioli sono diventati nel frattempo iconici: lunghe gonne fluttuanti, dettagli di pizzo, una palette di pastelli che è insieme cifra del couturier e racconto della parabola di Violetta. È un’estetica che ha contribuito a fare di questo allestimento uno dei titoli più richiamati dal pubblico romano e uno dei più presentabili all’estero come ambasciatore dell’eccellenza italiana.
Tre Violette, tre Alfredi, quattro Germont
Accanto a Ermonela Jaho, attesa nelle recite del 21, 26 e 30 giugno, si alternano due interpreti di primo piano. Nadine Sierra, la cui Violetta è ormai un riferimento internazionale, è in scena il 24 giugno; Ekaterina Bakanova — debuttante nel ruolo a Covent Garden e di casa tra Semperoper di Dresda, Teatro Real di Madrid, Liceu di Barcellona, Opernhaus di Zurigo e Arena di Verona — copre le date del 23, 25, 27 e 28 giugno.
Per Alfredo Germont, l’Opera di Roma punta su Dmitry Korchak, già Lohengrin nell’inaugurazione della stagione 2025/26 e di recente Alfredo all’Arena di Verona. Si alternano due tenori che il pubblico belcantista riconosce subito: Xabier Anduaga — vincitore di Operalia 2019 e dell’International Opera Award 2021 come miglior giovane cantante — nelle recite del 24 e 26 giugno, e Antonio Poli, già voce ricorrente del Costanzi tra Nabucco, Macbeth e Luisa Miller, il 25 e 27 giugno.
Il ruolo di Giorgio Germont è il vero asse pesante del cartellone: lo affronta Amartuvshin Enkhbat, baritono mongolo cresciuto sui palchi verdiani internazionali, in alternanza con tre nomi che da soli giustificherebbero un viaggio a Roma. Il 24 giugno sale sul palco Luca Salsi, fresco di Premio Franco Abbiati come miglior cantante dell’anno; il 25 e 27 giugno tocca a Simone Piazzola, artista particolarmente legato al repertorio italiano dell’Ottocento; il 26 giugno debutta nell’allestimento Ludovic Tézier, che proprio nel 2025 aveva firmato un Germont di riferimento sui palcoscenici europei.
Il cerchio si chiude dove tutto è cominciato
Ermonela Jaho parla apertamente di questo addio come di un congedo affettivo: Violetta è il ruolo con cui è stata identificata per oltre vent’anni, quello con cui il New York Times e la stampa britannica l’hanno consacrata, quello che ha riportato più spesso davanti a Royal Opera House e Metropolitan. Sceglierlo come addio significa fare i conti con la propria mitologia: chiudere il personaggio nel teatro in cui il pubblico la guarda — e la ascolta — con la maggior tenerezza.
Sui costumi di Valentino, sotto la luce ovattata di Coppola, in quelle stanze che sembrano un salotto più che un palcoscenico, Jaho compie un gesto che è insieme privato e pubblico: il pubblico romano lo riconosce e lo restituisce, in un crescendo di attese che farà del 21, 26 e 30 giugno tre serate da non perdere per chi vuole assistere a un capitolo che si chiude per davvero.
Informazioni e biglietti: operaroma.it
