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Turandot alla Scala: cento anni dopo Toscanini, Luisotti e Livermore celebrano il centenario

Il Teatro alla Scala celebra uno degli anniversari più significativi della storia dell’opera: il centenario della prima assoluta di Turandot di Giacomo Puccini, che proprio sul palcoscenico milanese vide la luce il 25 aprile 1926 sotto la bacchetta di Arturo Toscanini. Dal 1° al 29 aprile 2026, per dieci recite, il capolavoro incompiuto del maestro lucchese torna a casa in un allestimento che guarda al futuro senza dimenticare la leggenda.

Livermore e la regia hi-tech tra tradizione e innovazione

La regia è firmata da Davide Livermore, che porta in scena una produzione già acclamata durante le celebrazioni del centenario pucciniano del 2024. Le scene, concepite dallo stesso Livermore con Eleonora Peronetti e Paolo Gep Cucco, si avvalgono del contributo video di D-Wok per un risultato di grande impatto visivo. I costumi sono di Mariana Fracasso, le luci di Antonio Castro. Una Turandot che traduce in linguaggio contemporaneo la fiaba crudele e poetica di Carlo Gozzi, senza rinunciare alla potenza evocativa dell’originale.

Un cast stellare guidato da Nicola Luisotti

Sul podio dell’Orchestra e del Coro del Teatro alla Scala sale Nicola Luisotti, che guida un doppio cast di altissimo livello. Anna Pirozzi, soprano di riferimento nel repertorio pucciniano e verdiano, dà voce alla principessa di gelo alternandosi con Ewa Plonka. Il ruolo di Calaf, il principe ignoto, è affidato a Roberto Alagna, tenore dalla carriera leggendaria, in alternanza con Angelo Villari. Mariangela Sicilia e Selene Zanetti si alternano nel ruolo della dolce e sacrificale Liù, mentre Riccardo Zanellato e Adolfo Corrado interpretano Timur. Completano il cast Gregory Bonfatti come l’Imperatore Altoum e Biagio Pizzuti, Paolo Antognetti e Francesco Pittari nei ruoli di Ping, Pang e Pong.

Il centenario di un’opera leggendaria

La sera del 25 aprile 1926, Toscanini posò la bacchetta dopo la morte di Liù, rivolgendosi al pubblico con le parole «Qui l’opera finisce, perché a questo punto il Maestro è morto». La versione presentata alla Scala utilizza il completamento del terzo atto firmato da Franco Alfano. A distanza di un secolo, Turandot resta l’ultima grande opera del repertorio italiano, un’opera che interroga ancora oggi con la sua riflessione sull’amore, sul potere e sul sacrificio, avvolta in un’orchestrazione di abbagliante ricchezza timbrica.

Un appuntamento imperdibile per il pubblico milanese e per gli appassionati di tutto il mondo, che potranno rivivere l’emozione di un centenario storico nel teatro stesso dove tutto ebbe inizio.

Martina Moretti

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