È un capolavoro del teatro musicale barocco a calare il sipario sull’88ª edizione del Festival del Maggio Musicale Fiorentino. Dal 14 al 25 giugno, nella Sala Grande del Teatro, va in scena Giulio Cesare in Egitto di Georg Friedrich Händel, opera celebre in tutto il mondo ma — sorprendentemente — mai rappresentata prima d’ora a Firenze. Quattro le recite in cartellone: il 14 giugno alle 17, il 19 alle 19, il 21 alle 15.30 e il 25 alle 19, quest’ultima trasmessa in diretta da Rai Radio 3.
Sul podio dell’Orchestra e del Coro del Maggio sale Gianluca Capuano, che torna a Firenze dopo l’Alcina del 2022; la regia è firmata da Davide Livermore, con il maestro del Coro Lorenzo Fratini. L’allestimento, proveniente dall’Opéra di Monte-Carlo, vede le scene di Giò Forma, i costumi di Mariana Fracasso, le luci di Antonio Castro e i video di D-Wok.
Un cast d’eccellenza per il dramma di Haym
Nel ruolo del titolo c’è il controtenore Raffaele Pe; accanto a lui Mariangela Sicilia veste i panni di Cleopatra, Fleur Barron è Cornelia, Nicolò Balducci interpreta Sesto Pompeo, Filippo Mineccia è Tolomeo e Valerio Morelli è Achilla; completano la compagnia Davide Sodini (Curio) e Janetka Hoşco (Nireno).
Andato in scena per la prima volta al King’s Theatre di Londra il 20 febbraio 1724 su libretto di Nicola Francesco Haym, il Giulio Cesare fu un trionfo assoluto, replicato tredici volte a teatro esaurito. La vicenda muove dall’episodio storico della campagna d’Egitto, con Cesare che insegue il rivale Pompeo dopo Farsalo e si imbatte nel viscido re Tolomeo e nella seducente Cleopatra. La partitura racchiude alcune delle pagine più ammirate del compositore, a cominciare dal recitativo accompagnato «Alma del gran Pompeo».
«Dico sempre che Händel è stato lo Shakespeare della musica», osserva Capuano. «La sua musica possiede la stessa forza narrativa e drammatica dei testi del grande poeta inglese, e la profondità psicologica con cui costruisce i personaggi non ha nulla da invidiare all’arte letteraria del Bardo».
Cleopatra e Cesare come in un giallo di Agatha Christie
La lettura registica di Livermore sposta l’azione negli anni Trenta dell’Ottocento e si ispira dichiaratamente all’immaginario dei grandi romanzi d’avventura e di mistero ambientati in Egitto. Al centro della scena, un lussuoso piroscafo che solca il Nilo, ribattezzato non a caso «Tolomeo»: su di esso si intrecciano giochi di potere, seduzioni, tradimenti e colpi di scena, mentre alcune delle arie più celebri si trasformano in veri e propri numeri da cabaret.
«Nella mia regia tutto si sviluppa come un thriller sulle rive del Nilo», spiega il regista. «C’è il sole, c’è l’acqua, c’è il lusso, ci sono gli abiti chiari, le terrazze, i sorrisi troppo cortesi. Ma sotto questa superficie brillante scorre il sangue. L’immaginario è vicino a quello di Assassinio sul Nilo di Agatha Christie: un microcosmo apparentemente civilissimo in cui tutti osservano tutti, tutti mentono un poco e quasi nessuno è innocente».
Ad arricchire l’appuntamento, il 10 giugno alle 16.30 il ciclo Parlando d’opera propone nel Foyer di Galleria l’incontro «L’antico in scena: Giulio Cesare di Händel», a cura di Martino Ruggero Dondi e a ingresso libero. Tutte le recite, inoltre, sono precedute dalle consuete guide all’ascolto, 45 minuti prima dell’inizio.
