Un’opera in cui una ragazza innocente rischia il patibolo per un cucchiaio d’argento, e la vera colpevole è… una gazza. «La gazza ladra» di Gioachino Rossini è uno dei titoli più singolari e amati del compositore pesarese: un melodramma semiserio che mescola la leggerezza della commedia e la tensione del dramma, sospeso fino all’ultimo istante tra la forca e il lieto fine. E si apre con una delle Sinfonie più celebri di sempre, quella dei tamburi militari. In questa guida trovi la trama atto per atto, i personaggi, le pagine più famose e la curiosa vicenda da cui nacque.
Un melodramma «semiserio»
Rossini compose «La gazza ladra» su libretto di Giovanni Gherardini, tratto dal dramma francese La pie voleuse di Théodore Baudouin d’Aubigny e Louis-Charles Caigniez. La prima rappresentazione andò in scena il 31 maggio 1817 al Teatro alla Scala di Milano, con Rossini stesso al cembalo, e fu un trionfo: l’opera venne replicata ventisette volte di seguito.
Il genere è quello dell’opera semiseria: non una commedia pura come il «Barbiere», non una tragedia come il «Tancredi», ma un dramma borghese di gente comune — servi, fittavoli, soldati — in cui il rischio della morte incombe davvero, salvo poi sciogliersi nella gioia finale. È proprio questa tensione tra riso e dramma a rendere «La gazza ladra» così moderna e toccante.
La Sinfonia dei tamburi
Ancor prima che si alzi il sipario, «La gazza ladra» regala uno dei suoi colpi di genio: la Sinfonia, aperta dai solenni rulli di due tamburi militari che subito evocano il mondo dei soldati, dei processi e del patibolo che attraversa l’opera. È una delle ouverture più popolari di Rossini, eseguita anche da sola nei concerti e divenuta parte dell’immaginario collettivo — Stanley Kubrick la utilizzò, ad esempio, nella colonna sonora di Arancia meccanica. Brillante e marziale a un tempo, la Sinfonia è il biglietto da visita perfetto di un’opera che gioca continuamente con due registri opposti.
I personaggi
- Ninetta (soprano): giovane serva al servizio della famiglia Vingradito, innamorata di Giannetto; sarà ingiustamente accusata di furto.
- Giannetto (tenore): figlio di Fabrizio e Lucia, soldato che torna dalla guerra per sposare Ninetta.
- Fernando Villabella (basso-baritono): padre di Ninetta, soldato disertore in fuga e condannato a morte.
- Gottardo, il Podestà (basso): il sindaco del villaggio, che insidia Ninetta e, respinto, ne diventa l’accusatore implacabile.
- Fabrizio Vingradito (basso): ricco fittavolo, padre di Giannetto.
- Lucia (mezzosoprano): moglie di Fabrizio, severa e diffidente verso Ninetta.
- Pippo (contralto, ruolo en travesti): giovane contadino, amico fedele di Ninetta.
- Isacco (tenore): merciaio ambulante; la gazza, infine, è la vera ladra che mette in moto tutta la vicenda.
La trama
Atto primo
In un villaggio, la famiglia del benestante Fabrizio Vingradito festeggia l’imminente ritorno del figlio Giannetto, soldato innamorato della giovane serva Ninetta, che lo ricambia e attende felice (la cavatina «Di piacer mi balza il cor»). In casa, però, svolazza una gazza addomesticata con il vizio di rubare gli oggetti lucenti.
Di nascosto arriva Fernando, padre di Ninetta: soldato disertore, è braccato e condannato a morte. Ha bisogno di denaro per fuggire e affida alla figlia una posata d’argento da vendere. Nel frattempo il Podestà Gottardo insidia Ninetta; respinto con sdegno, comincia a covare vendetta. Ninetta vende l’argenteria del padre al merciaio Isacco. Quando in casa Vingradito ci si accorge che manca una posata, i sospetti cadono inevitabilmente sulla serva — anche per via di un’iniziale incisa che sembra accusarla. Il Podestà coglie al volo l’occasione: Ninetta viene arrestata.
Atto secondo
In carcere, Ninetta potrebbe salvarsi rivelando che la posata era del padre — ma così facendo lo manderebbe a morte come disertore. Per proteggerlo, tace e accetta il proprio destino, affidando all’amico Pippo un messaggio e del denaro per Fernando. Il processo è inflessibile: Ninetta è condannata a morte. Né Giannetto né la famiglia, pur disperati, riescono a fermare la sentenza; e quando Fernando torna per difenderla, viene a sua volta catturato.
Mentre Ninetta è condotta al patibolo tra i rulli dei tamburi, accade il colpo di scena: Pippo e gli altri scoprono nel nido della gazza, in cima al campanile, le posate e gli oggetti scomparsi. La vera ladra era l’uccello. Ninetta è salvata all’ultimo istante, arriva anche la grazia per Fernando, e l’opera si chiude nella gioia generale e nel ricongiungimento con Giannetto.
Le pagine più famose
- La Sinfonia – l’ouverture dei due tamburi militari, una delle più celebri ed eseguite di tutto l’Ottocento.
- «Di piacer mi balza il cor» (Ninetta) – la cavatina d’ingresso, esplosione di gioia giovanile e ritratto musicale della protagonista.
- Il duetto Ninetta–Fernando – l’incontro straziante tra padre e figlia, cuore emotivo dell’opera, in cui si gioca il dilemma morale di tutta la vicenda.
- La scena del processo e il cammino al patibolo – pagine di forte tensione drammatica, con la marcia funebre che accompagna Ninetta verso l’esecuzione: il momento in cui il «semiserio» tocca il suo apice tragico.
- Il finale – dalla disperazione al tripudio nel giro di pochi istanti, secondo la formula del lieto fine rossiniano.
Dove vedere e ascoltare «La gazza ladra»
Se vuoi passare dalla lettura all’ascolto, abbiamo raccolto l’opera completa in streaming gratuito nella nostra scheda Videoteca dedicata a «La gazza ladra». E per restare nel mondo di Rossini puoi leggere anche le nostre guide al «Barbiere di Siviglia» e al «Tancredi».
Tra una gazza dispettosa, un processo ingiusto e una corsa contro il tempo, «La gazza ladra» resta uno dei titoli più sorprendenti di Rossini: la prova che, anche partendo da un furto di posate, la grande musica sa parlare di giustizia, sacrificio e amore.
