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«La bohème» (Puccini): trama, personaggi e arie famose

Tra le opere più amate e rappresentate al mondo, «La bohème» di Giacomo Puccini è il ritratto struggente di un gruppo di giovani artisti squattrinati nella Parigi di metà Ottocento. Una storia di amori e di fame, di risate in soffitta e di un addio che ha fatto piangere generazioni di spettatori. Ecco la trama atto per atto, i personaggi e le arie da non perdere.

Il contesto: Puccini, Illica e Giacosa e la prima del 1896

Composta tra il 1893 e il 1895 su libretto di Luigi Illica e Giuseppe Giacosa, «La bohème» nasce dal romanzo Scènes de la vie de bohème (1851) di Henri Murger, una raccolta di episodi della vita degli artisti del Quartiere Latino. L’opera debuttò al Teatro Regio di Torino il 1° febbraio 1896, sul podio un giovanissimo Arturo Toscanini, ventottenne. L’accoglienza della critica fu sorprendentemente tiepida — qualcuno la giudicò un soggetto troppo modesto, quasi privo di azione — ma il pubblico se ne innamorò subito, e nel giro di pochi anni «La bohème» divenne uno dei titoli più popolari di tutto il repertorio.

I personaggi principali

  • Mimì (soprano) — una fragile ricamatrice di fiori, malata di tisi
  • Rodolfo (tenore) — un poeta squattrinato, innamorato di Mimì
  • Marcello (baritono) — pittore, amico di Rodolfo
  • Musetta (soprano) — civetta e capricciosa, legata a Marcello
  • Schaunard (baritono) — musicista del gruppo
  • Colline (basso) — filosofo, l’anima riflessiva della compagnia
  • Benoît e Alcindoro (bassi buffi) — il padrone di casa e il vecchio corteggiatore di Musetta

La trama, quadro per quadro

Quadro primo — In soffitta

Vigilia di Natale. Nella gelida soffitta parigina Rodolfo e Marcello cercano di scaldarsi bruciando le pagine di un dramma. Arrivano gli amici Schaunard e Colline con un’inattesa fortuna, e tutti decidono di festeggiare al Caffè Momus. Rimasto solo, Rodolfo riceve la visita di una vicina, Mimì, che chiede di riaccendere la candela spenta. Al buio le loro mani si sfiorano: nascono così due delle pagine più celebri dell’opera, «Che gelida manina» e «Sì, mi chiamano Mimì», che culminano nel duetto d’amore «O soave fanciulla».

Quadro secondo — Al Quartiere Latino

La folla festante del Quartiere Latino la sera di Natale. Mentre gli amici siedono al Caffè Momus, compare Musetta a braccetto con l’attempato e ricco Alcindoro. Per riconquistare Marcello, Musetta intona il suo malizioso valzer «Quando men vo», fingendo un dolore al piede per liberarsi del vecchio corteggiatore. I due innamorati si ritrovano, e il conto della serata viene lasciato al povero Alcindoro.

Quadro terzo — La Barrière d’Enfer

Un’alba nevosa alle porte di Parigi. Mimì, sempre più malata, cerca Marcello per confidargli la gelosia ossessiva di Rodolfo. In realtà Rodolfo confessa all’amico una verità più dolorosa: ha capito che Mimì è gravemente malata e che la miseria in cui vivono ne accelera la fine. I due decidono di lasciarsi, ma con dolcezza, aspettando la primavera: è l’aria «Donde lieta uscì». Sullo sfondo, il litigio rabbioso di Musetta e Marcello fa da contrappunto al loro tenero addio, in un celebre quartetto.

Quadro quarto — Di nuovo in soffitta

Mesi dopo, Rodolfo e Marcello rimpiangono le donne perdute. Irrompe Musetta: Mimì, ormai morente, ha voluto tornare a spegnersi accanto a Rodolfo. Gli amici vendono i loro pochi averi per soccorrerla — Colline saluta commosso il suo vecchio cappotto nell’aria «Vecchia zimarra». Mimì e Rodolfo rievocano il loro primo incontro, poi lei si addormenta dolcemente. Quando Rodolfo si accorge che è morta, il suo straziante grido «Mimì!» chiude l’opera.

Perché «La bohème» continua a commuoverci

Il segreto della sua presa universale sta nella mescolanza, tutta pucciniana, di leggerezza e tragedia: si ride per gli scherzi degli artisti e si piange per la morte di Mimì, spesso a pochi minuti di distanza. Puccini non racconta eroi né regine, ma ragazzi comuni alle prese con il freddo, gli affitti non pagati e i primi amori — una «giovinezza» che ogni spettatore riconosce come propria. È anche l’opera che ha ispirato, un secolo dopo, il musical Rent: prova della modernità di un soggetto che parla ancora oggi a chi ha vissuto sogni grandi e tasche vuote.

Le arie da non perdere

  • «Che gelida manina» — Rodolfo (Quadro I)
  • «Sì, mi chiamano Mimì» — Mimì (Quadro I)
  • «O soave fanciulla» — duetto Rodolfo e Mimì (Quadro I)
  • «Quando men vo» (Valzer di Musetta) — Musetta (Quadro II)
  • «Donde lieta uscì» — Mimì (Quadro III)
  • «Vecchia zimarra» — Colline (Quadro IV)

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Martina Moretti

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