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Turandot (Puccini): trama, personaggi e arie famose

Una principessa di ghiaccio che manda a morte i suoi pretendenti, tre enigmi da risolvere all’alba e l’aria di tenore più famosa del mondo: «Turandot» è l’ultimo, grandioso capolavoro di Giacomo Puccini, l’opera che il compositore lasciò incompiuta alla sua morte. Nel 2026 ricorrono i cento anni dalla sua prima rappresentazione alla Scala. In questa guida trovi tutto per ascoltarla con piacere: la trama atto per atto, i personaggi, le arie più celebri — da «Nessun dorma» a «In questa reggia» — e la commovente storia del suo finale mai scritto.

L’ultima opera di Puccini

«Turandot» è un dramma lirico in tre atti su libretto di Giuseppe Adami e Renato Simoni, tratto dall’omonima fiaba teatrale di Carlo Gozzi (1762), ambientata in una Pechino leggendaria e favolosa. È l’opera alla quale Puccini lavorò negli ultimi anni di vita, cercando un linguaggio nuovo, esotico e monumentale, lontano dall’intimismo di Bohème o Butterfly.

Puccini morì a Bruxelles il 29 novembre 1924 senza riuscire a completare l’ultimo duetto: la partitura si interrompe dopo la morte della giovane schiava Liù. Il finale fu poi ricostruito dal compositore Franco Alfano sulla base degli appunti lasciati da Puccini. La prima rappresentazione andò in scena il 25 aprile 1926 al Teatro alla Scala, sul podio Arturo Toscanini.

I personaggi

  • Turandot (soprano drammatico): la gelida principessa di Cina, che fa decapitare ogni pretendente incapace di sciogliere i suoi tre enigmi.
  • Calaf, il Principe Ignoto (tenore): figlio del re tartaro spodestato Timur; si innamora di Turandot e accetta la sfida mortale. È la voce di «Nessun dorma».
  • Liù (soprano lirico): giovane schiava devota a Timur, segretamente innamorata di Calaf. Personaggio di struggente dolcezza, è il cuore emotivo dell’opera.
  • Timur (basso): vecchio re tartaro cieco e spodestato, padre di Calaf.
  • Ping, Pang e Pong (baritono e tenori): i tre ministri imperiali, eredi delle maschere della commedia dell’arte, tra ironia e nostalgia.
  • L’imperatore Altoum (tenore) e un Mandarino: figure della corte di Pechino.

La trama

Atto primo

A Pechino, un Mandarino proclama la legge: chi vuole sposare la principessa Turandot deve risolvere tre enigmi; chi fallisce viene decapitato. È appena toccato al Principe di Persia, e la folla attende l’esecuzione. Tra la calca, il giovane Calaf ritrova il padre Timur, re tartaro spodestato, accompagnato dalla fedele schiava Liù — che ama Calaf in segreto da quando, un giorno, lui le aveva sorriso.

Quando Turandot appare e con un gesto ordina la morte del principe persiano, Calaf, che pure ne aveva maledetto la crudeltà, resta folgorato dalla sua bellezza e decide di tentare la prova. Invano Timur, i tre ministri Ping, Pang e Pong e soprattutto Liù lo supplicano di rinunciare: è il momento della tenera aria di Liù «Signore, ascolta!», cui Calaf risponde con «Non piangere, Liù». Deciso, il principe percuote per tre volte il gong e si proclama nuovo pretendente.

Atto secondo

I tre ministri rimpiangono la pace perduta e la vita semplice di un tempo, stanchi del sangue versato. Nella sala del trono, davanti alla corte, Turandot spiega l’origine del suo odio: vuole vendicare l’ava Lo-u-Ling, una principessa violata e uccisa secoli prima da un conquistatore straniero. È la grande aria «In questa reggia». Poi pone a Calaf i tre enigmi: uno dopo l’altro, il principe li risolve tutti (la Speranza, il Sangue, Turandot stessa).

Sconvolta, la principessa supplica il padre di non consegnarla allo straniero. Ma Calaf, magnanimo, le offre una via d’uscita: se lei riuscirà a scoprire il suo nome prima dell’alba, lui rinuncerà alla vittoria e accetterà di morire.

Atto terzo

Nella notte, per ordine di Turandot, nessuno a Pechino può dormire finché non si scoprirà il nome dello straniero, pena la morte. È in questo clima sospeso che Calaf intona la celeberrima «Nessun dorma», certo che all’alba vincerà. Liù e Timur vengono però catturati: per proteggere l’amato, Liù dichiara di essere l’unica a conoscere quel nome e, pur torturata, si rifiuta di rivelarlo. Nell’aria «Tu che di gel sei cinta» predice che anche Turandot finirà per amare, poi si toglie la vita per non tradire il segreto. La folla, commossa, accompagna in silenzio il corpo della fanciulla.

È qui che la musica di Puccini si interrompe. Nel finale completato da Franco Alfano, Calaf rimprovera a Turandot la sua crudeltà e la bacia: il gelo della principessa si scioglie in lacrime. Il principe le confida allora il proprio nome, mettendo la vita nelle sue mani. All’alba, davanti alla corte, Turandot proclama di aver scoperto il nome dello straniero: «Il suo nome è Amore». L’opera si chiude nel trionfo della luce e dell’amore.

L’opera incompiuta e il silenzio di Toscanini

La storia del finale mancante ha reso «Turandot» un caso unico. Alla prima assoluta del 25 aprile 1926, Arturo Toscanini diresse l’opera solo fino al punto in cui Puccini aveva smesso di comporre, ossia la morte di Liù. Secondo la tradizione, il direttore posò la bacchetta, si voltò verso il pubblico e annunciò che lì l’opera finiva, perché a quel punto «il Maestro era morto». Il finale di Alfano fu eseguito solo nelle recite successive.

A cento anni di distanza, quel gesto resta uno dei momenti più celebri della storia del teatro musicale, e il dibattito tra chi preferisce il finale di Alfano e chi vorrebbe fermarsi alla morte di Liù non si è mai spento. Nel 2026 teatri di tutto il mondo celebrano il centenario con nuovi allestimenti, a conferma di quanto questo capolavoro incompiuto continui a parlare al pubblico di oggi.

Le arie da non perdere

  • «Nessun dorma» — l’aria di Calaf, fra le pagine più famose e amate di tutta la lirica.
  • «In questa reggia» — il grande monologo di Turandot, prova temibile per ogni soprano drammatico.
  • «Signore, ascolta!» e «Tu che di gel sei cinta» — i due struggenti momenti di Liù, anima dolente dell’opera.
  • «Non piangere, Liù» — la risposta affettuosa di Calaf nel primo atto.
  • La scena degli enigmi — uno dei vertici drammatici del teatro pucciniano.

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Martina Moretti

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