La stagione sinfonica dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia si congeda dal pubblico con tre concerti che hanno il sapore di un sigillo: giovedì 18 e venerdì 19 giugno alle 20, e sabato 20 giugno alle 18, la Sala Santa Cecilia ospita il gran finale prima del trasferimento estivo alla Basilica di Massenzio. Sul podio sale Jakub Hrůša, uno dei direttori più autorevoli della sua generazione e beniamino del pubblico romano; al suo fianco la violinista canadese di origini giapponesi Karen Gomyo, ammirata sulle scene internazionali per la pulizia tecnica e l’intelligenza interpretativa.
Il programma costruisce un arco drammaturgico ben preciso, che parte dalla fiaba e approda al destino. Apre la serata l’Ouverture da Sogno di una notte di mezza estate di Felix Mendelssohn, pagina di un’inventiva sorprendente scritta a soli diciassette anni: un’opera che già contiene, in nuce, tutto il mondo di Mendelssohn, con i suoi guizzi di leggerezza e quei tessuti orchestrali quasi alati che traducono in suono il regno degli elfi shakespeariani.
Spazio poi a Karen Gomyo, protagonista del Concerto per violino in mi minore op. 64, ancora di Mendelssohn: un caposaldo del repertorio romantico, gioiello di equilibrio formale e di passione lirica, in cui lo strumento solista canta dall’inizio alla fine con una vocalità quasi belcantistica.
La Quarta di Čajkovskij, un diario aperto sul destino
La seconda parte cambia radicalmente orizzonte espressivo. La Sinfonia n. 4 in fa minore di Pëtr Il’ič Čajkovskij è la confessione musicale più intima e tormentata dell’autore russo, che la concepì — come scrisse alla mecenate Nadežda von Meck — come un diario aperto sulla lotta dell’individuo contro un Fato ineluttabile. Quattro movimenti dal colore cangiante: una marcia funebre venata di grottesco, l’inquieta dialettica fra speranza e disinganno, il celebre terzo movimento orchestrato quasi per intero in pizzicato, fino a un finale travolgente che chiude la partitura — e con essa la stagione ceciliana — in un liberatorio grido di trionfo.
Hrůša, una bacchetta che parla all’Europa intera
Nato in Repubblica Ceca, Jakub Hrůša è oggi Direttore Principale dell’Orchestra Sinfonica di Bamberga, Direttore Musicale della Royal Opera di Londra e Direttore Principale della Filarmonica Ceca, di cui sarà Direttore Musicale dal 2028. Nominato Direttore d’Orchestra dell’anno 2026 da Musical America e Artista dell’Anno 2026 dall’ICMA, è stato anche per anni Direttore Ospite Principale dell’Orchestra ceciliana, con cui ha costruito un rapporto di stima e affetto reciproci. Si esibisce regolarmente con i Wiener e i Berliner Philharmoniker, l’Orchestra del Gewandhaus di Lipsia, la Cleveland Orchestra e la New York Philharmonic, e ha collaborato con i più importanti solisti della scena attuale, da Lisa Batiashvili a Yuja Wang.
Karen Gomyo, dal canto suo, è apprezzata per una sensibilità interpretativa che le ha aperto le porte delle principali orchestre europee e americane: la critica internazionale ne ha elogiato il suono caldo e la cura del fraseggio, qualità che si attaglieranno perfettamente al lirismo del Concerto di Mendelssohn.
Un finale di stagione, dunque, che mette in dialogo la freschezza giovanile di Mendelssohn e l’introspezione drammatica di Čajkovskij, e che lascia il pubblico ceciliano con un arrivederci all’estate di Massenzio.
