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Il flauto magico (Mozart): trama, personaggi e arie famose

Una fiaba piena di prove iniziatiche, una Regina della Notte che lancia all’acuto le note più temute del repertorio, un uccellatore che vuole solo una moglie e una storia di luce contro tenebre: «Il flauto magico» è l’ultimo capolavoro teatrale di Mozart, andato in scena pochi mesi prima della sua morte. Dietro la favola si nasconde un denso simbolismo massonico e una delle partiture più amate di sempre. In questa guida trovi tutto per ascoltarlo con piacere: la trama atto per atto, i personaggi, le arie più celebri e le chiavi per orientarsi tra i suoi tanti significati.

Mozart, Schikaneder e l’ultimo capolavoro

«Il flauto magico» (in tedesco Die Zauberflöte) è un Singspiel in due atti: una forma di teatro musicale in lingua tedesca che alterna parti cantate e dialoghi parlati, invece dei recitativi dell’opera italiana. Il libretto è di Emanuel Schikaneder, attore e impresario che ne curò la prima rappresentazione interpretando lui stesso il ruolo di Papageno.

La prima andò in scena il 30 settembre 1791 al Theater auf der Wieden di Vienna, appena due mesi prima della morte del compositore (dicembre 1791): è dunque l’ultima opera teatrale completata da Mozart. Sia Mozart sia Schikaneder erano massoni, e l’opera è intessuta di simboli legati all’iniziazione, alla ricerca della saggezza e al numero tre. La vicenda si svolge in un regno fiabesco dai contorni egizi, sotto il segno di Iside e Osiride.

I personaggi

  • Tamino (tenore): giovane principe, protagonista del cammino di iniziazione.
  • Pamina (soprano): figlia della Regina della Notte, amata da Tamino.
  • Papageno (baritono): uccellatore semplice e pauroso, comico contraltare di Tamino; desidera soltanto da mangiare, da bere e una moglie.
  • La Regina della Notte (soprano di coloratura): personaggio ambiguo e vendicativo, affida a Tamino il salvataggio della figlia ma si rivela il vero volto delle tenebre.
  • Sarastro (basso): sommo sacerdote del tempio della saggezza, custode di Pamina; incarna la luce e la ragione.
  • Monostato (tenore): servo malvagio che insidia Pamina.
  • Papagena (soprano): la compagna predestinata di Papageno.
  • Le tre Dame e i tre Fanciulli (Geni): figure-guida che attraversano l’intera vicenda.

La trama

Atto primo

Il principe Tamino, inseguito da un mostruoso serpente, sviene; lo salvano le tre Dame al servizio della Regina della Notte, che uccidono la creatura. Al risveglio Tamino incontra l’uccellatore Papageno (che si presenta con la celebre canzone «Der Vogelfänger bin ich ja»), il quale si vanta di aver ucciso lui il serpente: per la bugia le Dame gli sigillano la bocca con un lucchetto.

La Regina mostra a Tamino il ritratto della figlia Pamina: il principe se ne innamora all’istante (aria «Dies Bildnis ist bezaubernd schön», «Che immagine celeste»). La Regina gli racconta che Pamina è stata rapita dal malvagio Sarastro e gli affida la missione di liberarla, donandogli un flauto magico; a Papageno spettano dei campanelli magici, e i tre Fanciulli li guideranno.

Giunti nel regno di Sarastro, però, tutto si capovolge: Sarastro non è un tiranno, ma un saggio sacerdote che custodisce Pamina per proteggerla dall’influsso vendicativo della madre. Il vero pericoloso è semmai il servo Monostato, che insidia la fanciulla. Tamino comprende di doversi sottoporre a un percorso di iniziazione per dimostrarsi degno di Pamina e della verità.

Atto secondo

Sarastro e i sacerdoti accolgono Tamino (e con riluttanza Papageno) tra i candidati alle prove iniziatiche: la prima è quella del silenzio. La Regina della Notte appare allora alla figlia Pamina, le consegna un pugnale e le ordina di uccidere Sarastro: è il momento della temutissima aria di coloratura «Der Hölle Rache kocht in meinem Herzen» («Gli angui d’inferno»), con i suoi vertiginosi acuti fino al Fa sovracuto, una delle pagine più spettacolari mai scritte per soprano.

Pamina, disperata anche per il silenzio di Tamino (che crede non la ami più, aria «Ach, ich fühl’s»), è sull’orlo del gesto estremo, ma i tre Fanciulli la salvano. Sarastro, nella solenne «In diesen heil’gen Hallen» («Qui sdegno non s’accende»), proclama che nel tempio della saggezza non c’è posto per la vendetta. Tamino supera le prove del fuoco e dell’acqua, questa volta insieme a Pamina, protetti dal suono del flauto magico. Papageno, incapace di tacere e di affrontare le prove, rinuncia alla via iniziatica ma ottiene comunque ciò che cercava: la sua Papagena, nel tenerissimo duetto «Pa-pa-pa».

Nel finale, la Regina della Notte, le sue Dame e Monostato tentano un ultimo assalto al tempio, ma vengono sconfitti e inghiottiti dalle tenebre. Trionfano la luce, la ragione e l’amore: Tamino e Pamina sono uniti, e tutti celebrano la vittoria della saggezza sul buio.

Una fiaba a doppio fondo

La forza de «Il flauto magico» sta nella sua capacità di parlare a tutti su piani diversi. In superficie è una favola con principi, mostri e oggetti magici, godibile anche dai bambini. Sotto, è un percorso simbolico di crescita: il cammino di Tamino verso la conoscenza, le prove come metafora dell’iniziazione massonica, il contrasto tra la notte (l’irrazionale, la passione cieca) e la luce di Sarastro (la ragione illuminata).

Anche la scrittura musicale rispecchia questa doppiezza: alla comicità popolare di Papageno fanno da contrappunto la solennità quasi sacrale di Sarastro e il virtuosismo abbagliante della Regina della Notte. È questa varietà di toni — fiaba e rito, riso e meraviglia — a rendere l’opera un unicum, amatissima dal pubblico di ogni epoca.

Le arie da non perdere

  • «Der Hölle Rache kocht in meinem Herzen» — l’aria della Regina della Notte, vertice assoluto del canto di coloratura.
  • «O zittre nicht» — la prima, ingannevole apparizione della Regina della Notte.
  • «Dies Bildnis ist bezaubernd schön» — Tamino si innamora del ritratto di Pamina.
  • «Der Vogelfänger bin ich ja» e «Ein Mädchen oder Weibchen» — i due volti, allegro e malinconico, di Papageno.
  • «In diesen heil’gen Hallen» («Qui sdegno non s’accende») — la nobile professione di saggezza di Sarastro.
  • «Ach, ich fühl’s» — il dolente lamento d’amore di Pamina.
  • «Pa-pa-pa» — il giocoso duetto di Papageno e Papagena.

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Martina Moretti

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