A quattordici anni dalla scomparsa, Lucio Dalla torna in scena nel modo forse più sorprendente: non con un concerto-tributo, ma con una vera e propria opera lirica. Si intitola L’anno che verrà, come una delle sue canzoni più amate, e debutterà l’11 dicembre al Teatro Comunale di Ferrara. Un debutto che suona quasi come un atto dovuto, perché l’opera è stata una delle grandi passioni del cantautore bolognese, che in vita aveva già portato sul palcoscenico la sua personale Tosca in una forma ibrida a metà tra il melodramma e il musical.
Il nuovo spettacolo, ideato da Marcello Corvino e diretto da Manuel Renga, vede protagonista Pierdavide Carone e si presenta come un’opera multimediale di ampio respiro. Sul palco, accanto ad attori e performer, ci saranno l’Orchestra della Città di Ferrara e il Coro del Teatro Comunale di Ferrara, insieme alla Michele Merola Contemporary Dance Company: musica, parola, danza e immagine si intrecciano per dare corpo a un progetto che ambisce a ridefinire i confini stessi del teatro musicale.
Dalla come «custode dei sogni»
Il punto di partenza, hanno spiegato gli autori durante la presentazione milanese, non è stato l’elenco dei talenti del musicista, ma la sua capacità di raccontare un’intera umanità. «Siamo partiti dall’idea di Dalla come custode dei sogni», ha osservato il regista Renga, «perché attraverso le sue canzoni ha realizzato un affresco vivido dei sogni, delle paure e dei desideri di un’umanità che più varia non si può immaginare. È un cantautore popolare con la P maiuscola».
Quattordici i brani selezionati da un canzoniere pressoché sterminato, che diventano la colonna sonora di una storia originale firmata da Emanuele Aldovrandi. La vicenda si svolge alla vigilia di Capodanno, in un grande albergo affacciato sul mare, dove sotto lo sguardo attento del portiere — interpretato proprio da Carone — si incrociano le esistenze di alcuni viaggiatori, ognuno con il proprio bagaglio di attese e di ferite.
Una rete di teatri per una «nuova idea di opera»
Dietro la macchina produttiva — complessa e impegnativa sul piano economico — c’è una coalizione di istituzioni dell’Emilia-Romagna e non solo: la Fondazione Teatro Comunale di Ferrara, la Fondazione I Teatri di Reggio Emilia, Ravenna Manifestazioni, i Teatri di Piacenza, il Teatro Comunale di Modena, il Teatro Regio di Parma, l’Azienda Teatro del Giglio di Lucca, il Teatro Comunale di Bologna e il Teatro Galli di Rimini, in collaborazione con la Fondazione Lucio Dalla e Pressing.
«È importante che i teatri d’opera si siano messi insieme per un progetto che propone una nuova idea di opera lirica classica: per noi oggi la musica classica è Dalla, e abbiamo voluto fare un’opera lirica con tutti i suoi elementi», ha sottolineato Marcello Corvino.
Una dichiarazione di poetica, prima ancora che di intenti produttivi: l’ambizione è quella di consegnare la canzone d’autore italiana al linguaggio del melodramma, trattando i versi di Dalla con la stessa dignità riservata a un libretto. L’appuntamento è per l’11 dicembre a Ferrara, dove L’anno che verrà proverà a dimostrare che il confine tra cultura popolare e teatro lirico può essere, ancora una volta, attraversato.
