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Così fan tutte (Mozart): trama, personaggi e arie famose

Terzo e ultimo capitolo della celebre trilogia che Mozart firmò con il poeta Lorenzo Da Ponte, «Così fan tutte» è la più enigmatica e raffinata commedia del Settecento musicale: una scommessa cinica sulla fedeltà femminile che si trasforma in un’indagine spietata e tenerissima sul cuore umano. A lungo giudicata frivola o immorale, è oggi considerata uno dei capolavori assoluti del teatro d’opera. In questa guida trovi tutto per ascoltarla con piacere: la trama atto per atto, i personaggi, le arie e i concertati più celebri e il senso di quel finale che continua a far discutere.

Mozart, Da Ponte e la «scuola degli amanti»

Il titolo completo è «Così fan tutte, ossia La scuola degli amanti», un dramma giocoso in due atti su libretto originale di Lorenzo Da Ponte. È la terza e ultima collaborazione tra il poeta veneto e Mozart, dopo Le nozze di Figaro (1786) e Don Giovanni (1787): tre opere che hanno cambiato per sempre la storia del melodramma. La prima rappresentazione andò in scena il 26 gennaio 1790 al Burgtheater di Vienna, su commissione dell’imperatore Giuseppe II.

Lo stesso titolo è una citazione: la frase «Così fan tutte le belle» è cantata da don Basilio proprio ne Le nozze di Figaro, e Mozart la riprende — con tanto di citazione musicale — facendone il motto cinico di tutta l’opera. La vicenda si svolge a Napoli, nel Settecento.

I personaggi

  • Fiordiligi (soprano): dama ferrarese che vive a Napoli, fidanzata di Guglielmo. È la più tenace nel resistere alle lusinghe, e la sua parabola interiore è il vero centro dell’opera.
  • Dorabella (mezzosoprano): sorella di Fiordiligi, fidanzata di Ferrando. Più impulsiva e arrendevole, è la prima a cedere al gioco della seduzione.
  • Guglielmo (baritono): giovane ufficiale, innamorato di Fiordiligi.
  • Ferrando (tenore): ufficiale amico di Guglielmo, innamorato di Dorabella.
  • Don Alfonso (basso): anziano e disincantato filosofo, l’«amante machiavellico» che orchestra l’intero inganno per dimostrare la sua tesi sulla fragilità dei sentimenti.
  • Despina (soprano): cameriera delle due sorelle, sveglia e disinibita, complice di Don Alfonso in cambio di denaro.

La trama

Atto primo

In un caffè napoletano, i due ufficiali Ferrando e Guglielmo esaltano la fedeltà delle rispettive fidanzate. Il vecchio Don Alfonso, scettico per esperienza, li provoca: nessuna donna è immune al tradimento, e lo dimostrerà entro un giorno. Nasce così una scommessa: per ventiquattr’ore i due dovranno fare tutto ciò che Alfonso ordina.

Il filosofo annuncia alle sorelle Fiordiligi e Dorabella che i loro promessi sposi sono stati richiamati al fronte. È il momento del celebre terzetto dell’addio, «Soave sia il vento», una delle pagine più pure e commosse mai scritte da Mozart, in cui le due donne e Alfonso affidano al mare e al vento la sorte dei partenti.

Allontanati i due ufficiali, entra in gioco la cameriera Despina, che con cinismo tutto popolare invita le padrone a non disperarsi e a guardarsi intorno («In uomini, in soldati, sperare fedeltà?»). Don Alfonso la corrompe e presenta alle sorelle due sedicenti forestieri «albanesi»: in realtà Ferrando e Guglielmo travestiti, ciascuno incaricato di corteggiare la fidanzata dell’altro. Fiordiligi respinge con fermezza ogni avance nella maestosa aria «Come scoglio», pagina di bravura virtuosistica che è insieme dichiarazione di fedeltà e sfida. I due «albanesi» fingono allora di avvelenarsi per disperazione: arriva Despina travestita da medico che, con tanto di «magnete mesmerico», li resuscita in una scena di comicità travolgente.

Atto secondo

Despina convince le due sorelle a concedersi almeno un innocente passatempo. Dorabella, la più fragile, è la prima a cedere: accetta le attenzioni di Guglielmo e gli dona un medaglione con il ritratto di Ferrando, nel grazioso duetto «Il core vi dono». Fiordiligi, invece, resiste ancora e nella struggente aria «Per pietà, ben mio, perdona» implora dentro di sé il perdono per il turbamento che sente crescere verso il finto albanese (cioè Ferrando).

Quando i due ufficiali si confrontano, l’esito è amaro per entrambi: Guglielmo gode nel vedere caduta la Dorabella di Ferrando, ma scopre presto che anche la «sua» Fiordiligi sta vacillando. È proprio Ferrando, con un assedio sentimentale sempre più pressante, a far capitolare Fiordiligi. Vinta la scommessa per Don Alfonso, si organizza un doppio matrimonio a parti incrociate, con Despina travestita stavolta da notaio.

Ma proprio mentre si firma il contratto si ode il ritorno dei «veri» fidanzati dal fronte: panico generale. Gli ufficiali si smascherano, rivelano l’inganno e mettono le due donne di fronte al loro tradimento. Don Alfonso pronuncia la morale: «Così fan tutte». Tra imbarazzo e perdono reciproco, le coppie si ricompongono e tutti inneggiano alla ragione che sa accettare le cose come sono.

Un finale che fa ancora discutere

L’ambiguità è il marchio di fabbrica di quest’opera. Il libretto non dice esplicitamente in quale ordine si ricompongano le coppie nel finale: tornano agli abbinamenti originari (Fiordiligi-Guglielmo, Dorabella-Ferrando) o restano con i partner «scambiati» del gioco? Generazioni di registi hanno risposto in modi opposti, ed è proprio questa indeterminatezza a rendere «Così fan tutte» così moderno: sotto la superficie brillante della commedia, Mozart e Da Ponte mettono a nudo la fragilità delle promesse d’amore senza emettere verdetti.

Per questa sua spregiudicatezza l’opera fu a lungo fraintesa. Per tutto l’Ottocento e fino al primo Novecento venne giudicata immorale o sciocca, spesso rappresentata con il libretto rimaneggiato o quasi dimenticata. La piena riabilitazione è arrivata solo nel XX secolo, quando direttori e registi ne hanno riconosciuto la perfezione musicale e la profondità psicologica: oggi «Così fan tutte» è stabilmente nel cuore del grande repertorio, accanto alle altre due opere dapontiane.

Le arie e i concertati da non perdere

  • «Soave sia il vento» — il terzetto dell’addio (Fiordiligi, Dorabella, Don Alfonso): tre minuti di pura magia sospesa.
  • «Come scoglio» — l’aria di Fiordiligi, banco di prova virtuosistico per ogni grande soprano.
  • «Un’aura amorosa» — la dolcissima aria d’amore di Ferrando.
  • «Per pietà, ben mio, perdona» — il grande monologo interiore di Fiordiligi, vertice drammatico dell’opera.
  • «Smanie implacabili» e «È amore un ladroncello» — i due volti di Dorabella, dalla disperazione alla leggerezza.
  • «Una donna a quindici anni» e «In uomini, in soldati» — la filosofia disincantata di Despina.

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Martina Moretti

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