Il verso «Il dolce suono mi colpì», che Lucia di Lammermoor pronuncia entrando nel suo delirio belcantistico, dà il titolo alla nuova stagione del Teatro dell’Opera di Roma. È un titolo programmatico: invita il pubblico a lasciarsi attraversare dalla forza della musica e del teatro, e disegna una stagione 2026/27 che spazia con disinvoltura dalle inquietudini del Novecento — Stravinskij, Šostakovič, Bartók, Bernstein — alle grandi pagine di Verdi, Donizetti, Puccini, Rossini e Giordano, passando per il Settecento di Gluck e la contemporaneità di Nicola Sani.
Le cifre del cartellone testimoniano un’ambizione produttiva non comune: 12 nuove produzioni fra opera e danza, 11 titoli operistici, 2 opere in forma di concerto, 7 balletti (di cui uno della Scuola di Danza), 4 eventi speciali e 2 tournée internazionali del Corpo di Ballo diretto da Eleonora Abbagnato. Venti spettacoli al Costanzi, quattro al Teatro Nazionale e uno — significativo — al Teatro Valle, nell’anno della sua riapertura.
Tre inaugurazioni, un solo direttore
Il filo conduttore degli anni a venire è il Direttore musicale Michele Mariotti, cui sono affidate le tre prossime aperture di stagione: The Rake’s Progress di Stravinskij nel 2026 nella lettura scenica di Rafael R. Villalobos (al debutto al Costanzi); La clemenza di Tito di Mozart firmata da Krzysztof Warlikowski nel 2027; Don Carlos di Verdi nella versione integrale francese in cinque atti, affidata a Christof Loy, nel 2028. Un asse drammaturgico di rara coerenza, che dichiara il progetto del teatro per il proprio futuro.
Registi internazionali e debutti italiani
La stagione che si apre il 27 novembre con The Rake’s Progress vede protagoniste alcune delle firme registiche più riconoscibili del nostro tempo. Torna Robert Carsen con Iphigénie en Tauride di Gluck; Barrie Kosky firma una nuova Lady Macbeth del distretto di Mzensk di Šostakovič; Mario Martone mette in scena una nuova Cenerentola al Teatro Valle. Karole Armitage debutta come regista con Lucia di Lammermoor; ai giovani Daniele Menghini e Andrea Bernard, entrambi recentemente insigniti del Premio Abbiati, vanno rispettivamente un nuovo Trovatore e una nuova Rondine. Completano il quadro le riprese di Andrea Chénier di Giordano firmato da Marco Bellocchio e de I due Foscari di Pier Luigi Pizzi, mentre Luca Micheletti torna nella doppia veste di regista e interprete per la prima italiana in forma scenica del Peter Pan di Bernstein.
Netrebko, Bartoli e una costellazione di voci
Sul fronte vocale, il Costanzi ospita una sequenza di nomi che da soli giustificano l’attesa. Anna Netrebko interpreta per la prima volta in Italia Il castello del principe Barbablù di Bartók; Cecilia Bartoli festeggia i quarant’anni di carriera nel teatro dove ha debuttato, scegliendo Il barbiere di Siviglia di Rossini (entrambi gli spettacoli in data unica, in forma di concerto). Si alterneranno sul palcoscenico Sonya Yoncheva, Marina Rebeka, Ermonela Jaho, Angela Meade, Ludovic Tézier, Brian Jagde, Francesco Meli, Vittorio Grigolo, Dave Monaco, Xabier Anduaga, Jennifer Larmore, Vasilisa Beržhanskaya, Ekaterine Semenchuk, Jessica Pratt, Lawrence Brownlee, Michele Pertusi, Daniela Barcellona, Alex Esposito e Nicola Alaimo. Accanto a Mariotti, sul podio si alterneranno Juraj Valčuha, Henrik Nánási, Gianluca Capuano, Nicola Luisotti, Daniel Oren, Riccardo Frizza, Francesco Lanzillotta, Giacomo Sagripanti, Marco Angius e Alessandro De Marchi.
Danza: dal grande repertorio classico ai trittici contemporanei
Ampia e articolata anche la sezione coreutica, che spazia dal repertorio classico ai trittici contemporanei. Sul versante “storico”, John Neumeier firma la Terza Sinfonia di Mahler e Benjamin Pech apre la stagione con Il lago dei cigni; torna Don Chisciotte di Minkus nella coreografia di Laurent Hilaire, mentre Jean-Guillaume Bart presenta una nuova Raymonda. Sul versante contemporaneo, il trittico Motus riunisce Wayne McGregor, Alexander Ekman e Nicolas Blanc; il trittico Echoes chiude la stagione del Nazionale con le firme di Rafael Bonachela, Sharon Eyal e Diego Tortelli. In palcoscenico nomi come Marianela Nuñez, Daniil Simkin, Fumi Kaneko, Vadim Muntagirov e Paul Marque.
La stagione 2026/27 dell’Opera di Roma non è solo un cartellone: è una dichiarazione di prospettiva. Un teatro che sceglie di proiettarsi oltre la singola annata, costruendo con Mariotti un percorso triennale di inaugurazioni e affidando, nel frattempo, le proprie scommesse stilistiche alla migliore regia europea e ai giovani vincitori dell’Abbiati. Il pubblico romano è invitato, letteralmente, a farsi colpire.
