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L’elisir d’amore (Donizetti): trama, personaggi e arie famose

Una pozione magica che non funziona, un contadino ingenuo, una bella capricciosa e un ciarlatano di genio: «L’elisir d’amore» è la commedia perfetta del belcanto, l’opera con cui Gaetano Donizetti conquistò il mondo in poche settimane di lavoro. Dietro le risate si nasconde una delle melodie più struggenti mai scritte per voce di tenore, quella «Una furtiva lagrima» che da quasi due secoli fa commuovere il pubblico. In questa guida trovi tutto per ascoltarla con piacere: la trama atto per atto, i personaggi, le arie più celebri e la storia di un capolavoro nato di fretta.

Donizetti, Romani e un capolavoro scritto in poche settimane

Donizetti compose «L’elisir d’amore», melodramma giocoso in due atti, su libretto di Felice Romani, il più celebre poeta per musica dell’epoca. Romani adattò un testo francese di Eugène Scribe (scritto per l’opera Le philtre di Auber), italianizzandone ambientazione e personaggi. La leggenda vuole che l’intera partitura sia stata composta in poche settimane, su richiesta urgente di un impresario rimasto senza titolo da rappresentare.

La prima andò in scena il 12 maggio 1832 al Teatro della Canobbiana di Milano e fu un trionfo immediato. Da allora «L’elisir d’amore» non ha mai lasciato i palcoscenici: è tuttora una delle opere più rappresentate al mondo, modello insuperato di commedia sentimentale. La vicenda si svolge in un piccolo villaggio italiano dell’Ottocento.

I personaggi

  • Nemorino (tenore): giovane contadino povero, ingenuo e di buon cuore, perdutamente innamorato di Adina.
  • Adina (soprano): ricca e colta fittavola, bella e capricciosa, corteggiata da tutti. Si diverte a tenere Nemorino sulle spine, ma il suo cuore finirà per arrendersi.
  • Belcore (baritono): sergente borioso e sicuro di sé, di passaggio in paese con il suo reparto, anch’egli pretendente di Adina.
  • Dottor Dulcamara (basso buffo): ciarlatano girovago che vende rimedi miracolosi. È il vero motore comico dell’opera, l’inventore dell’«elisir».
  • Giannetta (soprano): giovane contadina, vivace portavoce dei pettegolezzi del villaggio.

La trama

Atto primo

Nemorino contempla da lontano l’amata Adina (cavatina «Quanto è bella, quanto è cara»), convinto di non avere speranze: lui è povero e sempliciotto, lei ricca e istruita. Adina, per intrattenere i braccianti, legge ad alta voce la storia di Tristano e Isotta e del filtro magico che li fece innamorare per sempre. Nemorino ascolta rapito: se solo esistesse davvero una simile pozione!

Irrompe il sergente Belcore, spavaldo, che corteggia Adina senza mezzi termini e le propone subito il matrimonio. Nemorino, disperato, le confessa il proprio amore, ma lei lo respinge dichiarando di essere volubile come il vento. Arriva allora in paese, tra squilli di tromba, il dottor Dulcamara, ciarlatano che vende un rimedio buono per ogni male (la travolgente aria di presentazione «Udite, udite, o rustici»). Nemorino, ingenuo, gli chiede l’elisir d’amore di regina Isotta: Dulcamara, fiutato l’affare, gli vende una bottiglia di comune vino di Bordeaux spacciandola per filtro magico, avvertendolo che farà effetto «il giorno dopo» (cioè quando lui sarà già lontano).

Nemorino beve e, brillo e spavaldo, si finge indifferente verso Adina, certo che l’indomani lei lo amerà. Piccata da quell’inattesa freddezza, Adina decide per dispetto di sposare Belcore. Quando il sergente riceve l’ordine di partire l’indomani, lei accetta di celebrare le nozze quella sera stessa. Per Nemorino è il panico: l’elisir non avrà il tempo di agire.

Atto secondo

Durante i preparativi delle nozze, Nemorino implora Dulcamara di vendergli un’altra dose di elisir per affrettarne l’effetto, ma non ha più un soldo. Per procurarsi il denaro, accetta l’arruolamento offerto da Belcore e ne incassa il compenso, comprando altra «pozione».

Intanto si sparge in paese la notizia — ignota a Nemorino — che il suo vecchio zio è morto lasciandolo ricco ereditiere. All’improvviso tutte le ragazze del villaggio gli fanno la corte: lui, non sapendo dell’eredità, è convinto che sia merito dell’elisir. Anche Adina osserva la scena e, vedendolo conteso, comprende di esserne gelosa. Quando scopre che Nemorino si è arruolato per amor suo, si commuove.

È a questo punto che Nemorino, avendo notato una lacrima negli occhi di Adina, intona la celeberrima romanza «Una furtiva lagrima»: ha la certezza di essere ricambiato. Adina, pentita, riscatta dal sergente il contratto d’arruolamento e lo restituisce all’amato, confessandogli finalmente il proprio amore («Prendi, per me sei libero»). Belcore incassa la sconfitta con filosofia, e il dottor Dulcamara — saputo dell’eredità — si attribuisce ogni merito: il suo elisir, proclama, non solo fa innamorare, ma rende anche ricchi! E riparte trionfante a vendere le sue bottiglie.

«Una furtiva lagrima»: l’aria che vale un’opera

Inserita nel secondo atto, «Una furtiva lagrima» è una romanza di malinconica dolcezza, accompagnata da un celebre assolo di fagotto, ed è oggi una delle pagine più amate e incise del repertorio tenorile: il banco di prova di ogni grande voce, da Caruso a Pavarotti. È interessante notare che il librettista Romani fosse contrario a inserirla, ritenendola troppo sentimentale per una commedia: Donizetti insistette, e il tempo gli ha dato ragione. Quella «furtiva lagrima» è diventata il cuore segreto dell’opera, l’attimo in cui la commedia si fa, per un istante, pura poesia.

Le arie da non perdere

  • «Una furtiva lagrima» — la romanza di Nemorino, vertice lirico dell’opera.
  • «Quanto è bella, quanto è cara» — la cavatina d’apertura di Nemorino.
  • «Udite, udite, o rustici» — la trascinante entrata di Dulcamara, modello di aria buffa.
  • «Come Paride vezzoso» — la spavalda presentazione del sergente Belcore.
  • «Io son ricco e tu sei bella» — il brillante duetto-barcarola tra Dulcamara e Adina.
  • «Prendi, per me sei libero» — l’aria in cui Adina rivela finalmente il proprio amore.

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Martina Moretti

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