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«Tancredi» di Rossini: trama, personaggi e l’aria «Di tanti palpiti»

Con il «Tancredi», andato in scena nel 1813, un Rossini appena ventenne conquistò la gloria e cambiò per sempre il volto dell’opera seria italiana. Melodramma eroico tratto da Voltaire, dramma di amore, onore e fraintendimenti sullo sfondo della Sicilia medievale, racchiude una delle melodie più popolari di tutto l’Ottocento — quel «Di tanti palpiti» che si cantava per le strade — e un caso quasi unico nella storia del teatro musicale: due finali diversi, uno lieto e uno tragico. In questa guida trovi tutto per ascoltarlo con piacere: la trama atto per atto, i personaggi, le pagine più celebri e la curiosa storia dei suoi due epiloghi.

L’opera che incoronò Rossini

Rossini compose il «Tancredi» su libretto di Gaetano Rossi, tratto dalla tragedia Tancrède di Voltaire (1760), con qualche suggestione dalla Gerusalemme liberata di Tasso. La prima rappresentazione andò in scena il 6 febbraio 1813 al Teatro La Fenice di Venezia, a meno di un mese di distanza dal Signor Bruschino: nel ruolo del titolo c’era il contralto Adelaide Malanotte.

Fu un trionfo immediato. Il primo biografo di Rossini, Stendhal, lo collocò «in alto tra i capolavori del compositore», e con quest’opera — annotò lo stesso librettista Rossi — «Rossini salì alla gloria». Il «Tancredi» segna l’ingresso del giovane pesarese nel grande repertorio serio e resta, ancora oggi, una delle colonne del belcanto riscoperto nel Novecento, ruolo-feticcio di interpreti come Marilyn Horne.

I personaggi

  • Tancredi (contralto, ruolo en travesti): cavaliere siracusano esiliato e privato dei beni, innamorato di Amenaide. Come spesso accade nell’opera seria del primo Ottocento, l’eroe guerriero è affidato a una voce femminile, il celebre «musico» rossiniano.
  • Amenaide (soprano): figlia di Argirio, riama in segreto Tancredi ma viene promessa a un altro e accusata di tradimento.
  • Argirio (tenore): potente capo siracusano, padre di Amenaide, diviso tra ragion di Stato e amore paterno.
  • Orbazzano (basso): rivale di Argirio, riconciliato con lui in funzione anti-saracena, pretende la mano di Amenaide.
  • Isaura (contralto): fedele confidente di Amenaide.
  • Roggiero (mezzosoprano): scudiero di Tancredi.
  • Solamir: capo dei Saraceni, antagonista che incombe sull’intera vicenda pur non comparendo in scena.

La trama

Atto primo

Siamo a Siracusa intorno all’anno Mille, minacciata dai Saraceni guidati da Solamir. Per affrontare il pericolo comune, le fazioni rivali di Argirio e Orbazzano depongono le armi e si riconciliano: a suggello del patto, Argirio promette in sposa la figlia Amenaide a Orbazzano.

Ma Amenaide ama un altro: Tancredi, cavaliere bandito dalla città, che proprio in quelle ore rientra clandestinamente in patria, spinto dall’amore più che dalla prudenza. È il suo ingresso, una delle pagine più amate di Rossini: dal recitativo «Oh patria! dolce, e ingrata patria!» sboccia la cavatina «Tu che accendi questo core» con la celeberrima cabaletta «Di tanti palpiti».

Per impedire il matrimonio e richiamare l’amato, Amenaide aveva fatto recapitare una lettera, scritta però senza nome del destinatario. La missiva viene intercettata e, poiché non si capisce a chi sia rivolta, la si crede indirizzata proprio a Solamir, il nemico che a sua volta aspira alla sua mano. Amenaide è accusata di tradimento dal padre e da Orbazzano. E persino Tancredi, ferito e ingannato dalle apparenze, la crede colpevole di essersi consegnata al nemico: l’atto si chiude su un grande concertato di sdegno e dolore.

Atto secondo

Orbazzano reclama che la legge faccia il suo corso e che Amenaide sia condannata a morte. Argirio, lacerato tra il dovere di capo e l’amore di padre, deve sottoscrivere la sentenza contro la figlia: è una delle scene più intense dell’opera, con il tenore stretto tra onore e disperazione.

Nessuno si fa avanti a difendere l’accusata, finché un cavaliere misterioso non si offre come suo campione: è Tancredi, che pur credendola colpevole non riesce a lasciarla morire. Nel duello giudiziario uccide Orbazzano, poi rifiuta di rivedere Amenaide e corre a gettarsi contro i Saraceni. Da qui la vicenda conosce due diversi epiloghi.

I due finali: lieto a Venezia, tragico a Ferrara

Per il debutto veneziano Rossini scelse il lieto fine: Tancredi torna vincitore dalla battaglia, l’innocenza di Amenaide viene finalmente provata — la lettera era per lui, non per Solamir — e i due innamorati si ritrovano, mentre la città è salva.

Poche settimane dopo, per le recite al Teatro Comunale di Ferrara (21 marzo 1813), Rossini volle avvicinarsi alla tragedia di Voltaire e scrisse un finale tragico: Tancredi vince ma è ferito a morte, e solo in punto di morte apprende che Amenaide non lo aveva mai tradito. Spira tra le sue braccia, riconciliato troppo tardi con la verità.

Il pubblico ferrarese non gradì quel finale cupo e si tornò presto all’epilogo lieto, che rimase per quasi due secoli l’unico eseguito. Il finale tragico, dato per disperso, fu riscoperto solo nel Novecento ed è oggi spesso preferito nelle esecuzioni moderne, perché più fedele allo spirito del dramma originale e drammaturgicamente più alto.

Le pagine più famose

  • «Di tanti palpiti» (Tancredi) – la cabaletta della cavatina d’ingresso è la melodia che rese il «Tancredi» un fenomeno popolare: la si canticchiava per le strade, nei caffè, persino — si racconta — durante le funzioni. La leggenda la battezzò «aria dei risi», perché Rossini l’avrebbe buttata giù in pochi minuti aspettando che fosse pronto un risotto.
  • «Tu che accendi questo core» (Tancredi) – la cantabile che precede «Di tanti palpiti», ritratto di nostalgia e amore per la patria e per Amenaide.
  • «L’aura che intorno spiri» – il grande duetto tra Tancredi e Amenaide, vertice melodico dell’opera e banco di prova per le due voci.
  • La scena della prigione (Amenaide) – l’invocazione della protagonista che, sola e accusata ingiustamente, affida al cielo la propria innocenza: una delle prove più toccanti per il soprano.
  • La scena di Argirio (tenore) – il padre costretto a condannare la figlia, pagina di dolore trattenuto che dà spessore tragico al personaggio.

Dove vedere e ascoltare il «Tancredi»

Se vuoi passare dalla lettura all’ascolto, abbiamo raccolto diverse registrazioni integrali nella nostra scheda Videoteca dedicata al «Tancredi», con esecuzioni disponibili in streaming gratuito. E l’opera continua a vivere sui palcoscenici di oggi: di recente è tornata al Teatro dell’Opera di Roma, dove abbiamo seguito il nuovo allestimento firmato da Emma Dante, che incontra l’opera dei pupi siciliana, con Michele Mariotti sul podio.

Tra eroismo cavalleresco, equivoci fatali e una vena melodica che non smette di incantare, «Tancredi» resta la porta d’ingresso ideale al Rossini serio: la dimostrazione che, a vent’anni, il compositore pesarese sapeva già far cantare insieme la gioia e il dolore.

Martina Moretti

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